Evasione fiscale: se non chiedi la fattura ci rimetti due volte

Le pubblicità progresso che, da un anno a questa parte, additano gli evasori come parassiti della società evidentemente non hanno sortito gli effetti sperati. Più che la pizza e gli spaghetti, la specialità italiana più diffusa sembra essere l’evasione fiscale, il buco nero economico, la voragine etica e morale che ogni anno risucchia 340 miliardi di euro, una cifra che corrisponde al 21% del Pil e, all’incirca, al 17% del debito pubblico italiano. La cattiva abitudine di non rilasciare la fattura da parte dei professionisti trova una sponda nei clienti che, allettati dall’immediato beneficio dello “sconto” immediato sull’Iva, dimenticano che questa pratica ritorna come un boomerang sotto forma di inasprimento fiscale e innalzamento delle tariffe dei servizi pubblici. Nella cultura anglosassone l’equazione evasione=furto è arcinota ed è rafforzata da leggi severissime che prevedono la reclusione in caso di evasione ai danni del fisco. Nel Paese in cui un ex premier arrivò a dichiarare in una conferenza stampa che i cassintegrati della Fiat potevano trovarsi “un secondo lavoro, magari non ufficiale” o che si sentiva “moralmente autorizzato a evadere” di fronte a un’esagerata pressione fiscale, invece, tutto è possibile.

Nel rapporto Eures 2012 sull’evasione fiscale che ha preso in esame 52 categorie di lavoratori su un campione di 1225 italiani emergono dati sconfortanti che evidenziano come la crisi economica dell’ultimo lustro non abbia fatto altro che acuire l’italico vizio di lavorare in nero. In alcune professioni il fenomeno è in crescita: fra i docenti che impartiscono lezioni private l’aumento è quasi del 20% in otto anni (dal 69,4% del 2004 all’89% del 2012), fra i dentisti si è passati dal 27,7% di otto anni fa al 34% di oggi, fra i medici specialisti dal 25,5% al 34%.

Ricevere una fattura da un artigiano è una vera e propria impresa: il 67,3% dei giardinieri, il 62,8% dei falegnami, il 62% degli idraulici, il 60,2% dei fabbri e 60,1% dei muratori non rilasciano alcun documento fiscale dopo le loro prestazioni. Su dati leggermente più bassi si assestano tappezzieri (57,3%), elettricisti (57,1%) e posatori di pavimenti e parquet (56,7%). I più virtuosi? Gli installatori di impianti di riscaldamento o condizionamento che evadono “soltanto” al 18%. Nella ristorazione il grado di parassitismo sociale più elevato spetta ai bar che non rilasciano scontrino o ricevuta nel 17,8% dei casi contro il 17,2% dei ristoranti e il 15,8% dei locali take away.

Non mancano i liberi professionisti guidati dagli avvocati, evasori nel 42% dei casi, dai geometri (40,2%) e da psicologi e psichiatri (40%). Anche i notai – le cui prestazioni sono facilmente rintracciabili in qualità di atti ufficiali – evadono nel 19,6% dei casi. 

Nella stessa indagine è stato chiesto agli italiani con quale pena vorrebbero fosse sanzionato questo fenomeno: 7 su 10 sarebbero favorevoli al carcere per gli evasori. Per quanto riguarda l’operato di Equitalia, invece, il giudizio è negativo nel 55% degli intervistati con punte del 67,2% fra i lavoratori autonomi. Sarà bene ricordarsi questi dati davanti ai troppi commercianti distratti e ai molti professionisti “furbetti” che non pagano quanto dovrebbero costringendo gli onesti a rimetterci due volte: la prima con la negazione di un diritto, la seconda con il “raddoppio” di un dovere non assolto dai disonesti. 

Scontrino Fiscale: diritti e doveri | Wall Street for dummies | Puntata 33 - Solo su Yahoo!