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Ex Ilva: da pm Milano verifiche su possibile "crisi pilotata"

Fcz

Milano, 19 nov. (askanews) - I vertici di ArcelorMittal potrebbero aver cercato di eliminare un potenziale concorrente nel mercato globale dell'acciaio attraverso una "crisi pilotata" dello stabilimento siderurgico di Taranto. L'ipotesi, prospettata nel ricorso cautelare d'urgenza presentato al Tribunale civile di Milano dall'amministrazione straordinaria dell'ex Ilva, è al vaglio dei magistrati milanesi. La conferma ad Askanews arriva da qualificate fonti investigative impegnate nell'indagine che ha portato i pm ad aprire un doppio fascicolo di indagine: il primo che ipotizza i reati di false comunicazioni ai mercati (aggiotaggio informativo) e di distrazione di beni senza il concorso del fallito, e il secondo focalizzato su una presunta omessa dichiarazione dei redditi in capo a una società lussemburghese del gruppo franco-indiano che operava in Italia fino al 2015.

Ipotesi che i magistrati milanesi puntano a verificare non solo attraverso l'analisi dei documenti e del materiale informatico sequestrato dalla Guardia di Finanza negli uffici milanesi di ArcelorMittal e Ilva, ma anche dal racconto di persone informate sui fatti. Oggi i pm Stefano Civardi e Mauro Clerici hanno ascoltato diversi testimoni, tra cui due manager dell'area commerciale e acquisti del gruppo franco indiano. Le domande dei magistrati hanno riguardato in particolare i contratti di fornitura delle materie prime e i quantitativi delle scorte custodite in magazzino. Eventuali discrepanze tra il materiale dichiarato nei contratti e negli inventari e quello effettivamente presente nei magazzini di Taranto confermerebbero l'ipotesi di "depauperamento" del polo siderurgico di Taranto da parte del gruppo franco indiano. L'inchiesta milanese, avviata venerdì, ha subito una decisa accelerazioni tra ieri e oggi con la formulazione delle ipotesi di reato e l'avvio della fase istruttoria. Per il momento non ci sarebbero indagati.