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Ex Ilva: da pm Milano verifiche su possibile "crisi pilotata" -2-

Fcz

Milano, 19 nov. (askanews) - E' il pool di legali che assiste l'amministrazione straordinaria dell'ex Ilva a prospettare, nel ricorso cautelare d'urgenza depositato in Tribunale nella speranza di scongiurare il recesso del contratto d'affitto annunciato dal gruppo franco indiano, un "preordinato disegno illecito" di ArcelorMittal. Che, dopo aver rilevato lo stabilimento siderurgico tarantino, "ha interrotto qualsiasi ordine od acquisto di materie prime, ha rifiutato i nuovi ordini dei clienti, ha interrotto i rapporti con i subfornitori, ha interrotto l'avanzamento del Piano Ambientale e sta interrompendo la manutenzione degli impianti".

Un "modus operandi" che, sostengono i commissari straordinari di Ilva, ridurrebbe il polo siderurgico pugliese in "macerie", con "impianti irrimediabilmente compromessi, nessuna materia prima per riavviare la produzione, nessun dirigente o quadro aziendale per gestire l'attività", dato che Arcelor Mittal, al momento di rilevare l'ex Ilva, "ha sostituito la quasi integralità dei dirigenti della struttura tecnica all'epoca in servizio". Una situazione che, mettono nero su bianco i legali dell'ammistrazione straordinaria, "non può evidentemente che dar fiato a chi, al momento del contratto, aveva pronosticato che sarebbe rapidamente emerso che ArcelorMittal aveva stipulato il contratto solo al fine di uccidere un proprio importante concorrente sul mercato europeo". Esattamente come già avvenuto con il centro siderurgico di Hunedoara, in Romania, rilevato dal gruppo franco indiano nel 2003. Anzichè mirata a un pieno rilancio del polo siderurgico romeno, così come annunciato da ArcerlorMittal al momento dell'acquisto, l'operazione portò in realtà a "un drastico ridimensionamento del personale" e alla "dismissione di ampia parte del complesso industriale".

Il caso dell'ex Ilva, si legge ancora nel ricorso dei commissari, è una questione che "va quindi ben oltre" un normale contenzioso civile tra aziende private. Perchè in ballo ci sono "il futuro dell'industria siderurgica italiana, la sorte di oltre 10 mila dipendenti e delle loro famiglie, nonchè le prospettive di sviluppo economico e sociale di importanti aree del Paese". La strada imboccata da ArcelorMittal, che intende abbandonare Taranto, è una strada "senza ritorno" proprio perchè provocherebbe "danni irreparabili per l'intero Paese e per l'Unione Europea".