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"Falcone e Borsellino dimostrarono che la mafia non era imbattibile"

quirinale.it

AGI - "Falcone era un grande magistrato e un uomo con forte senso delle istituzioni. Non ebbe mai la tentazione di distinguere le due identità perché aveva ben chiaro che la funzione del magistrato rappresenta una delle maggiori espressioni della nostra democrazia e, in qualunque ruolo, ha sempre inteso contribuire, con competenza e serietà, all'affermazione dello Stato di diritto". Così Sergio Mattarella nella cerimonia in occasione del trentesimo anniversario della strage di Capaci.

"La portata della sua eredità - ha proseguito il Capo dello Stato - è resa evidente anche dallle modalità della celebrazione di oggi, attraverso la quale viene rinnovato l'impegno contro la mafia". Falcone e Borsellino "avviarono un nuovo metodo d'indagine, fondato sulla condivisione delle informazioni, sul lavoro di gruppo, sulla specializzazione dei ruoli; ciò consentì di raggiungere risultati giudiziari inediti, ancorati ad attività istruttorie che poggiavano su una piena solidità probatoria", ha aggiunto il capo dello Stato.

Falcone "fu il primo ad intuire e a credere nel coordinamento investigativo sia nazionale sia internazionale, quale strumento per far emergere i traffici illeciti che sostenevano economicamente la mafia", ha dichiarato il presidente. "Nel 1992 Giovanni Falcone e Paolo Borsellino furono colpiti perché, con la loro professionalità e determinazione, avevano inferto colpi durissimi alla mafia, con prospettive di ulteriori seguiti di grande efficacia, attraverso una rigorosa strategia investigativa capace di portarne allo scoperto l'organizzazione. La mafia li temeva per questo: perché avevano dimostrato che essa non era imbattibile e che lo Stato era in grado di sconfiggerla attraverso la forza del diritto".

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