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Un fallimento monetario sta diventando sempre più inevitabile

Francesco Simoncelli
 

Questo articolo evidenzia l'emergere di una sgradevole congiunzione di eventi che stanno iniziando ad indebolire le finanze delle nazioni avanzate: il crescente ingombro rappresentato dal welfare state unito ad una crescente certezza di una crisi del credito su scala globale. Pochi osservatori sembrano consapevoli che arriverà una crisi economica e sistemica in un momento in cui le finanze degli stati sono già precarie. Tuttavia le conseguenze sono impensabili per le autorità e per questo motivo è certo che una tale flessione porterà ad un sostanziale aumento dell'inflazione monetaria. Bisogna capire la portata del problema al fine di valutare quanto sarà distruttivo per le finanze degli stati e, in definitiva, per le valute fiat.

Il caos recente nel mercato dei pronti contro termine a New York porta a supporre che ci siano fondi insufficienti nel sistema. Questo non è il vero problema, come mostra chiaramente il grafico seguente.

La fiat money quantity è la quantità di denaro fiat (in questo caso dollari statunitensi) sia in circolazione sia in riserva nel bilancio della banca centrale. Prima della crisi della Lehman è cresciuta ad un tasso di crescita composto alquanto costante del 5,86%. Dalla crisi della Lehman è cresciuta in media del 9,45%. La FMQ è ancora $5.000 miliardi al di sopra di dove sarebbe stata oggi se non ci fosse stata la massiccia espansione monetaria sulla scia della crisi della Lehman. Se c'è una carenza di denaro, è perché il processo di creazione del debito per finanziare le spese correnti sta andando fuori controllo.

Non sono solo negli Stati Uniti. Se prendiamo cifre simili (ma meno dettagliate) per la FMQ in altre grandi nazioni, sommando insieme i bilanci M3 e quelli delle banche centrali, scopriamo che sono salite a ritmi variabili per le economie più importanti. In Cina il ritmo di crescita annuale composto è stato del 12%, mentre in Giappone è stato del 5,2% e nella zona Euro del 4,9%; questi ultimi due più moderati a riflesso di livelli stagnanti di credito bancario. Quando per mancanza di qualsiasi altra misura concreta gli statistici utilizzano il PIL per definire il progresso economico, non dovremmo sorprenderci nel vedere che le economie con il più alto tasso di crescita monetaria siano considerate le migliori.

Proprio come il PIL non ci dice nulla sul progresso umano e sui suoi benefici per la società, altri usi del denaro come meccanismo di controllo per la gestione economica sono ugualmente fuorvianti. Gran parte dell'espansione monetaria è servita a finanziare spese pubbliche improduttive, speculazione nel settore finanziario e credito al consumo per coloro i cui risparmi sono stati ridotti. L'accelerazione della crescita dell'offerta di moneta cela l'effetto del trasferimento di ricchezza che impoverisce ogni individuo produttivo a beneficio di stati, sistema bancario e clienti privilegiati delle grandi banche (grandi società e hedge fund).

Decenni di impoverimento mediante l'inflazione monetaria, accelerata sin dalla crisi della Lehman, incarnano la fragilità dei sistemi economici di oggi. Il motivo per cui sembra non esserci abbastanza denaro è perché l'accelerazione delle passività statali in termini nominali. La famosa stima di Laurence Kotlikoff del 2012 sulle passività future non finanziate del governo degli Stati Uniti, per un valore attuale netto di oltre $222.000 miliardi, è la ragione.

Sarebbe più accurato dire che la cifra per gli Stati Uniti sta tendendo all'infinito. È già così in Giappone ed Eurozona, dove i tassi d'interesse negativi ed i rendimenti obbligazionari offrono la base per calcolarne il valore attuale netto. Come per la maggior parte delle cose che riguardano il settore finanziario, la popolazione è beatamente ignara delle implicazioni reali riguardanti i tassi d'interesse negativi e rendimenti obbligazionari ultra bassi. Essa ritiene che tassi d'interesse molto bassi consentano al loro governo di prendere in prestito quanto gli piace e quindi costruire nuovi ospedali, scuole e roba simili. Politici e banchieri centrali prendono in giro le persone e i pochi che se ne rendono conto che non hanno idea di come invertire il processo. Ciò che non vedono è che lo stato non può finanziare sanità pubblica e pensioni, la parte del leone per quanto riguarda i suoi obblighi futuri, senza accelerare ulteriormente la svalutazione monetaria.

Nessuno può sapere quale sia la cifra vera per le passività non finanziate future, di cui il welfare state è una componente crescente. Per i politici non esiste alcun problema. I pochi governi che hanno innalzato l'età pensionabile lo hanno fatto per far fronte all'aumento delle passività presenti del welfare, senza affrontare quelle future che porteranno alla distruzione di quelle che conosciamo come democrazie. Questo è il problema dei loro successori.

Se la storia e la teoria economica sana sono una guida, le richieste di credito da parte dello stato termineranno con la distruzione delle valute fiat. La verità è che l'inflazione del denaro e il credito hanno creato l'illusione che tutti possiamo vivere oltre i nostri mezzi.

Il ciclo del credito sta virando verso la fase di bust

È falso che l'attuale posizione precaria delle principali economie sia dovuta ad una carenza di denaro. Il problema è rappresentato dall'aumento delle spese e, comunque, la risposta a qualsiasi carenza, come abbiamo visto di recente coi problemi nel mercato dei pronti contro termine, è semplicemente quella di emettere più denaro; ma non è una soluzione, peggiora solo l'eventuale crisi.

È facile aumentare la quantità di denaro, ma è praticamente impossibile aumentare la quantità di merci. Per questo motivo aumenti della quantità di denaro svantaggiano le persone comuni, i produttori quotidiani di beni e servizi nelle piccole e medie imprese. E con più denaro in circolazione, ma la stessa quantità di merci, i prezzi saliranno. Per un certo periodo i consumatori possono sfuggire agli aumenti dei prezzi acquistando merci più economiche dall'estero; ciò riduce l'impatto degli aumenti dei prezzi sul mercato interno. I risparmiatori sono utili per la stabilità dei prezzi, perché rimandano i loro acquisti ad una data futura. Ma in assenza di risparmiatori che smorzano la domanda alimentata dall'inflazione e i dazi sulle importazioni cinesi che annullano il vantaggio di prezzo, l'effetto sarà un aumento marcato del livello generale dei prezzi.

Di conseguenza le imprese in America hanno acclamato i dazi come una manna dal cielo, non essendo più costrette a competere con la Cina. Per troppo tempo hanno visto aumentare, impotenti, i costi di produzione, spinti in su dall'aumento dei costi degli input, dalle normative statali, dalle proprie burocrazie in espansione e dalla tendenza delle spese a salire oltre il reddito disponibile. Essendo state legate mani e piedi dalla burocrazia, sperano che i dazi le proteggano da concorrenti esteri. Mantengono alti i loro prezzi non competitivi solo per scoprire che i consumatori, che non hanno avuto il vantaggio del nuovo denaro gratis, non sono disposti a pagare per i beni/servizi che offrono o non possono permetterseli. I volumi delle vendite ne soffrono e le perdite iniziano ad accumularsi. Un problema internazionale provocato dal protezionismo commerciale diventa una battuta d'arresto per l'economia interna, cosa che sta accadendo adesso all'economia americana.

Vediamo già le prove di un crollo anche in altri Paesi, non direttamente coinvolti nello spazio commerciale tra Cina e America, ma dipendenti dalle due nazioni più grandi del mondo in quanto a commercio. Gli stati membri dell'Eurozona stanno facendo registrare condizioni commerciali interne deludenti. La soluzione, dicono gli inflazionisti, è più denaro.

È una richiesta che si è persino evoluta adesso: i mutuatari dovrebbero essere pagati per indebitarsi, uccidendo così i pochi risparmiatori rimasti nelle economie avanzate. La fonte degli investimenti nella produzione ritenuta necessaria per impedire il crollo del sistema economico mondiale non è più sostenuta da risparmi reali, ma da un aumento delle quantità di denaro creato dal nulla dal sistema bancario.

Quelli che beneficiano dell'inflazione del credito bancario sono quelli che non ne hanno bisogno, perché sono affidabili e possono sempre raccogliere fondi sul mercato. Il problema è per coloro che non sono affidabili. Nessuna inflazione monetaria li salverà, perché le banche, ad esempio in America, hanno già prestato quasi tutto l'equivalente del loro capitale a mutuatari non finanziari che sono considerati inferiori all'investment grade, in altre parole rating di credito spazzatura. Nei prossimi mesi le banche si proteggeranno restringendo la liquidità. Ciò porterà inevitabilmente ad una crisi sistemica e le banche centrali saranno costrette a correre in soccorso stampando ancora più denaro.

Come abbiamo visto in seguito alla crisi della Lehman, il denaro verrà stampato per rafforzare le riserve delle banche in cambio di debito pubblico, quindi la maggior parte di suddetto denaro finirà per coprire il deficit statale attraverso l'acquisto di titoli di stato da parte della banca centrale.

Il ciclo del credito sarà quindi completo: la stabilizzazione post-Lehman, seguita da una ripresa incerta, quindi un ritorno alla normalità, l'espansione del credito bancario a favore di mutuatari sempre più rischiosi e infine un nuovo crollo.

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online