False partite Iva: il Governo fa retromarcia

Il Governo fa retromarcia sulle false partite Iva. Ed è la seconda revisione, nel giro di pochi mesi, alla strategia di contrasto alle posizioni di collaborazione coordinata e continuativa e di lavoro subordinato “mascherate” da rapporti di consulenza regolati, appunto, tramite partita Iva. Questa primavera, quando la riforma del mercato del Lavoro stava prendendo forma, la strategia prevedeva che le collaborazioni con partita Iva venissero assimilate a contratti di lavoro dipendente nel caso si verificassero due di queste tre condizioni: 1) il lavoratore percepisse il 75% del reddito dallo stesso datore di lavoro; 2) la collaborazione proseguisse per più di sei mesi, 3) esistesse presso la sede dell’azienda una postazione fissa (scrivania, telefono e indirizzo mail aziendale). Ma già in fase di compilazione fra i relatori della commissione Lavoro di Palazzo Madama, Tiziano Treu (Pd) e Maurizio Castro (Pdl), affiorava un po’ di scetticismo: regole così rigide rischiavano di andare a colpire i rapporti di lavoro flessibili e regolari in essere fra aziende e liberi professionisti.

In luglio, subito dopo l’entrata in vigore della riforma del Lavoro, le commissioni Finanze e Attività produttive della Camera,  approvano diverse modifiche alle norme pensate per smascherare i falsi autonomi. Secondo gli emendamenti i requisiti relativi ai livelli minimi di reddito e al periodo di lavoro presso un committente unico vanno valutati su base biennale e non più su un solo anno. Cambiano anche le condizioni che definiscono le false partite Iva. Come nella precedente bozza i titolari di partita Iva vengono considerati tali se si verificano due delle tre condizioni: 1) la collaborazione dura almeno otto mesi nell’arco di un anno per almeno due anni consecutivi; 2) l’80% del reddito arriva da un solo committente per almeno due anni consecutivi, 3) esiste una postazione fissa di lavoro in azienda.

Negli ultimi giorni dell’anno, con un decreto ministeriale e una circolare emanata dall’Ufficio Ispettivo del Ministero del Lavoro, le regole vengono ulteriormente “ammorbidite”, con l’inserimento di due eccezioni nelle quali decade la presunzione di falsa partita Iva: 1) se la prestazione è svolta da un iscritto a un Ordine professionale; 2) se il lavoratore è in possesso di una specifica “competenza” derivante dal possesso di una laurea o di un diploma di scuola superiore

In ogni caso la circolare del ministero precisa che i controlli potranno essere avviati solamente a partire dal 18 luglio 2014, ovverosia trascorsi i due anni dall’entrata in vigore della riforma del Lavoro (legge 92/2012). Questa tempistica è dettata dalla riforma che prevede un tempo di due anni per verificare l’eventuale presenza di una prestazione di eccessiva prevalenza, resa in larghissima parte o esclusivamente al medesimo committente. Con questi aggiustamenti di fine anno, insomma, le norme diventano meno restrittive e il passaggio al nuovo regime meno drastico, definendo un iter di progressivo adeguamento alla norma.