Falsi “cocopro”: il Ministero del lavoro multa se stesso

Un milione e mezzo di euro è questa la salatissima multa che l’Isfol, Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, dovrà pagare al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, cioè all’organo del quale è diretta emanazione. La storia che vede protagonista il dicastero retto da Elsa Fornero è degna del teatro dell’assurdo. Nel 2008 il Ministero del lavoro invia i suoi ispettori negli uffici dell’Isfol e scopre che circa duecento, fra impiegati e ricercatori, lavorano con modalità e orari da dipendenti, pur essendo in possesso di contratti di collaborazione a progetto. I “collaboratori”, il cui compito è quello di assistere tecnicamente e scientificamente l’Isfol nella gestione dei fondi sociali europei, hanno giorni e orari fissi e una postazione stabile, tutti elementi che configurano un rapporto di subordinazione.

Oltre alla mega-multa da pagare al Ministero del lavoro, l’Isfol dovrà mettersi in regola anche con l’Inps, ente al quale dovrà saldare tutti i contributi arretrati. Il paradosso dell’ente che paga la multa al Ministero di cui è emanazione non è l’unico di questa storia: una quarantina dei “dipendenti”, infatti, erano distaccati presso il ministero del lavoro che si trovava così a essere, nello stesso tempo controllore e controllato. Non è finita. Dopo la nomina del segretario generale del ministero Matilde Mancini a commissario straordinario dell’Isfol, l’ente ha inoltrato ricorso contro la sentenza ovverosia contro se stesso.

Intanto i falsi “cocopro” sono parzialmente emersi dalla loro posizione irregolare  proseguendo la loro attività con contratti a tempo determinato che scadranno a breve. Ora il timore di tutti e che non arrivino il rinnovo e la regolarizzazione che dovrebbero essere la logica conseguenza della sentenza emessa negli scorsi giorni.