Fare i pendolari al tempo di Twitter

Viaggiare in 140 caratteri, dall'hashtag #trenipv alla comunicazione ufficiale tramite i social network

Fare  i pendolari ai tempi del social network può volere dire tante cose: poter sapere informazioni in tempo reale, condividerle con altri, sapere se il treno arriverà in ritardo o è stato soppresso o ancora se sono stati creati nuovi collegamenti. Così come potersi lamentare con altri di tutti gli eventuali disservizi.

Con Twitter, poi, è ancora più facile e può capitare che un’azienda come TreNord che gestisce i collegamenti tra le varie province della Lombardia dia vita a ben 37 profili diversi sul social network dei cinguettii (alcuni più seguiti, altri meno) per provare appunto a venire incontro alle esigenze di chi si sposta ogni giorno sui binari. Come può capitare che un hastag come #trenipv diventi il mezzo per esprimere frustrazione e dissenso nei confronti della compagnia stessa di tutti coloro che viaggiano da Pavia verso le altre città lombarde.

Se n’è parlato durante l’incontro, moderato dal giornalista Roberto Morandi, dal titolo “Pendolari di tutto il mondo unitevi. Twitter, strumenti di comunicazione, il viaggio e l’odissea di ogni giorno” che si è tenuto all’interno del Glocal news, il festival del giornalismo online che si è da poco concluso a Varese.

E neanche a farlo apposta, venerdì stesso quando si è tenuto l’incontro, c’era stato un guasto a Porta Vittoria a Milano e alcuni treni per Varese hanno avuto ritardi, altri addirittura sono stati soppressi.
Ai tempi dei social l’odissea di un viaggio si racconta tramite Twitter perché come dice Marianna Bruschi, giornalista de La Provincia Pavese, “chi viaggia in treno sente da sempre la necessità di poter dire quello che sta provando e i social network non fanno altro che amplificare quest’esigenza che però non è nata con loro”.
La giornalista ha raccolto e continua a raccogliere tramite storify (lo strumento che permette di creare delle storie tramite i tweet della gente, ossia i post su Twitter raccolti sotto uno stesso hashtag, in questo caso #trenipv) il disagio di chi prende il treno per lavoro o per andare all’università.

Foto di finestrini rotti, segnalazioni di ritardi, ma anche scambi di informazione e notizie non solo in merito ai convogli ma anche allo stato in cui versano le nazioni. Così come anche buone notizie: c’è chi racconta che a Garlasco il “treno è arrivato puntuale superate tutte le sfide impossibili”. E grazie al fatto che “i tweet sono geolocalizzati, con il Giornale di Pavia, siamo riusciti a creare una mappa, in continuo aggiornamento, con tutte le segnalazioni dei pendolari”.

Il giornale ha poi raccolto tutte le testimonianze in un blog: “Twitter aiuta a fare informazione e sta creando una vera e propria comunità. D’altra parte, nella sola Pavia transitano circa 5 mila pendolari, per lo più vanno verso Milano e altri arrivano proprio a Pavia”. Su Twitter, tanta è la necessità di comunicare  i disservizi che addirittura è nato un account chiamato @Trenord Victims con 1013 follower.

Di contro, l’account ufficiale di Trenord è tutt’altro che affollato: pochissimi follower e tweet bloccati, ma come spiega Paolo Garavaglia, direttore comunicazione  di Trenord, “abbiamo preferito puntare sulle 37 direttrici (ossia sui vari account legati alle varie tratte percorse dai pendolari) che su quello ufficiale”.

Quando gli facciamo notare che comunque andrebbe curato anche l’account ufficiale Garavaglia risponde che “il tutto rientra nel nostro progetto di comunicazione che prevede a breve anche la creazione di una piattaforma su Facebook in cui metteremo la faccia dando informazioni in tempo reale con operatori online. Monitorando i dati Web dell’ultima settimana, abbiamo avuto modo di vedere che il 60% degli utenti che parlava di noi lo ha fatto tramite i social network quindi per noi sono sempre più importanti anche se crediamo che ci dev’essere sempre una moderazione di quello che gli utenti dicono tramite Twitter e per questo è molto importante anche il ruolo della stampa. Quanto alla comunicazione sui social, c’è da dire che se ogni giorno sono 14mila le porte dei treni che si aprono e si chiudono spesso è difficile riuscire a comunicare anche un solo guasto”.  Dello stesso avviso anche Raffaele Cattaneo, consigliere regionale Lombardia: “Il web a volte rischia di fare vedere solo un segmento della realtà e porre l’attenzione solo su alcune delle cose che non vanno bene anziché far vedere tutta la realtà delle cose”.

Il che è certamente vero, ma se nascono degli account che raccolgono “le vittime” di Trenord e un hashtag come #trenipv è così pieno di tweet, vuol dire che la sensazione è che si può e si deve fare di più per venire incontro alle esigenze dei pendolari e alla loro necessità di avere informazioni real time.