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Farmaci, economista: "per antibiotico-resistenza -3% Pil entro 2050, come clima"

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"L'antibiotico-resistenza è un fenomeno che avrà un grande impatto economico, simile a quello previsto per i cambiamenti climatici: a causa di entrambi, in assenza di interventi efficaci, ci si attende una riduzione del Pil di circa il 2-3% entro il 2050". Lo ha affermato all'Adnkronos Salute Koen Pouwels, ricercatore dell'Health Economics Research Centre dell'Università di Oxford (Gb), oggi a Siena in occasione dell'evento 'How can vaccines combat Antimicrobial Resistance' organizzato presso il Gsk Vaccines Research Center, per la Settimana mondiale sulla consapevolezza antibiotica 2019. 

"Oltre a un problema sanitario - ha proseguito Pouwels - quello dell'antibiotico-resistenza è dunque anche un problema economico, che si basa su un aspetto fallimentare del mercato: stiamo chiedendo all'industria farmaceutica di produrre dei nuovi medicinali che, parallelamente, vogliamo che siano usati il meno possibile. Nel Regno Unito a questo problema si sta tendendo di ovviare remunerando le aziende con un importo fisso, a prescindere dal volume di prodotti venduti. E' un progetto pilota, così come quello che ha introdotto un incentivo ai medici per prescrivere meno antibiotici possibili. Sta dando buoni risultati sia in termini di calo delle ricette, che assenza di ripercussioni negative. Ma - evidenzia l'esperto - abbiamo bisogno per il futuro di metodi più accurati per stimare quale impatto potrebbero avere, ad esempio, i vaccini nel ridurre la resistenza antimicrobica e a questo scopo è necessario integrare la resistenza antimicrobica nelle valutazioni economiche di questi prodotti".