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I farmaci generici possono diventare di moda?

Morningstar
·3 minuto per la lettura

In tempi di pandemia, quando sulla stampa e in Borsa gran parte dell’attenzione è per le case farmaceutiche che si occupano di un vaccino per il Coronavirus, i produttori di medicinali cosiddetti generici (o equivalenti) sembrano essere spariti dai radar. Oltre a questo va sottolineato che, anche in momenti normali, non è un segmento adatto a tutti gli investitori, considerato il grado di incertezza che si porta dietro. Eppure, dicono gli analisti di Morningstar può contare su alcuni punti di forza da prendere in considerazione.

Per farmaco generico si intende un medicinale che contiene la stessa quantità di principio attivo e presenta la stessa biodisponibilità di un altro di marca con brevetto scaduto. La protezione offerta dal brevetto permette all'azienda, che ha sostenuto i costi di ricerca e di lancio di un farmaco innovativo, di mantenere il monopolio nella vendita di questo trattamento per un periodo di alcuni anni. Al termine del periodo di protezione brevettuale un farmaco può essere prodotto da altre aziende farmaceutiche e offerto sul mercato a un prezzo inferiore.

“L’importanza dei generici nel settore Salute e il potenziale che hanno per ridurre i debiti dei diversi sistemi sanitari nazionali sono spesso sottovalutati”, spiega Soo Romanoff,  equity analyst di Morningstar Research Services. “Le due maggiori aziende del settore, Teva e Mylan, sono cresciute insieme al mercato e continuano a fare forti investimenti”.

La crescita in Usa

Per capire l’importanza dei generici in termini di economia dei costi per i sistemi sanitari si può guardare a quello che succede negli Stati Uniti (il mercato più grande per quanto riguarda gli equivalenti). Secondo alcuni studi condotti dai produttori e dall’Association for Accessible Medicines, rispetto ai farmaci di marca possono portare a un risparmio compreso fra i 250 miliardi e i 300 miliardi di dollari all’anno. “Secondo la società di consulenza Matrix Global Advisor, Teva ha permesso ai pazienti americani di non sborsare 41,9 miliardi nel 2018”, dice l’analista. “I maggiori produttori di generici, tra l’altro, hanno competenze che gli permettono di fare concorrenza alle aziende biotecnologiche”.

Gli elementi che inducono gli investitori a guardare con sospetto i produttori di equivalenti sono sostanzialmente due:

  • I potenziali costi delle cause che hanno in corso con le grandi aziende (il brevetto di un principio attivo può scadere per la cura di determinate malattie ma non di altre).

  • Le fluttuazioni nei prezzi dei trattamenti che non consentono di fare valutazioni precise su quanto incassa un’azienda.

Il secondo aspetto, in particolare, è legato soprattutto alla particolarità del sistema sanitario Usa dove i prezzi, in larga parte, vengono decisi insieme ai distributori ma possono essere stabiliti anche da una trattativa privata con le singole strutture sanitarie.

L’espansione internazionale

Tuttavia, fa notare Romanoff, gli Stati Uniti non sono il solo mercato in cui operano queste aziende. “Negli ultimi anni il settore si è evoluto dando una particolare enfasi all’espansione internazionale”, dice l’analista. “Abbiamo notato un aumento dell’utilizzo dei farmaci generici nei paesi in via di sviluppo. Alla luce di questo trend (e considerando l’aumento della concorrenza che stiamo vedendo negli Stati Uniti) possiamo affermare con una certa sicurezza che l’espansione sui mercati esteri diventerà un fattore molto importante per la crescita delle aziende che si occupano di generici”.

Di Marco Caprotti

Autore: Morningstar Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online