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Fase 2, per andare in vacanza servirà il certificato sierologico?

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Le vacanze durante la fase 2 da Coronavirus saranno possibili, ma con test sierologico. Le Regioni, specie quelle meno colpite – come ad esempio Sicilia, Calabria e Sardegna – scalpitano per capire come potranno riaprire i propri confini, in totale sicurezza, ai turisti. Anche perché si tratta di aree di territorio ove è il turismo a essere il volano economico. Per questo i Governatori di queste Regioni sono pronti ad avanzare concrete proposte alla task force guidata da Vittorio Colao. Quali sono le idee al momento? In attesa di conferme, Giuseppe Conte ha già dichiarato che le vacanze in Italia ci saranno e che non sarà un’estate in quarantena. Ma come fare per evitare il diffondersi del contagio?

Fase 2, test sierologico e vacanze

Durante la fase 2 per andare in vacanza bisognerà munirsi di certificato sierologico? È questa l’idea di molte Regioni. Sebbene al momento, a livello statale, l’unico strumento idoneo a confermare l’assenza di positività da Coronavirus risulta essere il tampone rino-faringeo, c’è chi vorrebbe chiedere ai turisti di sottoporsi a test sierologico. Come funzionerebbe? Un’idea sarebbe quella di far sottoporre a esame il turista una settimana prima della vacanza. Una volta avuto il risultato, se negativo potrà partire; in caso di esito positivo, invece, dovrà sottoporsi a tampone e attendere l’eventuale conferma. L’idea è stata avanzata da Solinas, governatore della Sardegna.

Inoltre, in attesa di avere notizie certe sull’app Immuni – ancora non rilasciata dal Governo e in arrivo probabilmente a fine maggio – Regioni come Veneto e la Sardegna stanno correndo ai ripari. Zaia e Solinas, infatti, sono pronti a dare mandato per realizzare app locali di contact-tracing: per entrare nel territorio regionale bisognerà scaricare queste applicazioni sul proprio smartphone.