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Up, fattura petrolifera 2019 -1,1% a 22,3 mld, pari a 1,3% Pil -2-

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Roma, 19 dic. (askanews) - Segnale di un cambiamento nelle preferenze degli automobilisti, legate, rileva l'Unione petrolifera, alle incertezze determinate da divieti e blocchi alla circolazione per le motorizzazioni diesel (nel 2019 le immatricolazioni delle auto a benzina per la prima volta dal 2004 hanno superato le alimentazioni a gasolio). Tra i prodotti non autotrazione, in crescita si segnalano i bitumi (+13%) e il carboturbo (+4,8%).

I prezzi industriali (al netto delle tasse) dei carburanti rete hanno seguito l'andamento dei prezzi internazionali dei prodotti raffinati (Platts), posizionandosi in media al di sotto di quelli dell'area euro con uno "stacco Italia" ponderato (benzina+gasolio) negativo per 3 millesimi al litro. I prezzi al consumo continuano a risentire dell'elevato carico fiscale da cui deriva praticamente per intero la differenza rispetto alla media dell'area euro.

Nel 2019, dice ancora l'Up, il gettito fiscale degli oli minerali è stimato intorno ai 39,6 miliardi di euro, in lieve calo rispetto allo scorso anno (-0,3%), quale saldo di un piccolo aumento delle accise (+0,1%) e una riduzione dell'Iva (-0,9%), conseguenza della riduzione dei prezzi industriali dei prodotti.

Il numero dei punti vendita che compongono la rete carburanti nel 2019 si è attestato a 21.700, sostanzialmente analogo a quello del 2018. Da quest'anno, per la prima volta, è disponibile una rilevazione nazionale ufficiale dei punti vendita resa possibile dall'Anagrafe carburanti istituita presso il Mise. Cresce il peso delle cosiddette "pompe bianche" che rappresentano il 30% del totale, mentre il restante 70% fa capo alle principali compagnie petrolifere e a soggetti terzi che espongono il loro marchio. Negli anni la rete è stata oggetto di una progressiva polverizzazione al punto che i 21.700 impianti presenti in Italia espongono oggi oltre 200 marchi.