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Fed e Bce attente all’inflazione, ma senza toccare i tassi

Redazione
·3 minuto per la lettura
Fed e Bce attente all’inflazione, ma senza toccare i tassi
Fed e Bce attente all’inflazione, ma senza toccare i tassi

Esty Dwek (Natixis IM Solutions) spiega come viene percepito l’aumento dell’inflazione negli USA e in Europa ed è convinta che nessuna delle due Banche centrali dovrebbe passare dalle parole ai fatti a breve

Nelle diverse regioni del mondo continuano ad affluire dati economici migliori delle attese. Negli Stati Uniti, a febbraio, sono stati creati 379.000 nuovi posti di lavoro, molto al di sopra dei 170.000 previsti, mentre l'ISM Manufacturing PMI, l’indice che studia il settore manifatturiero mediante delle interviste ai responsabili aziendali degli acquisti, ha toccato il livello più alto degli ultimi tre anni.

CINA, RITMO DI CRESCITA ROBUSTO

“Anche in Cina, nonostante un rallentamento rispetto alla ripresa registrata durante l'anno scorso, il ritmo di crescita è robusto con le autorità di Pechino attente soprattutto ad evitare gli eccessi del 2009. In Europa i dati, pur rimanendo deboli causa dell’estensione delle misure di confinamento, hanno comunque mostrato una certa resistenza mentre alcuni Paesi stanno iniziando a pensare a piani di riapertura”, fa sapere Esty Dwek, Head of Global Market Strategy, Natixis Investment Managers Solution.

BUONE NOTIZIE DAL FRONTE SANITARIO

Buone notizie giungono anche dal fronte sanitario, soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, con un calo costante dei nuovi casi, dei ricoveri e dei tassi di mortalità. “È probabile che il processo di vaccinazione possa accelerare ulteriormente nel momento in cui saranno disponibili anche le dosi dei vaccini approvati di recente. Il piano di immunizzazione procede a ritmo serrato non soltanto in Israele, che ha già somministrato almeno una dose a (quasi) tutta la sua popolazione, ma anche nel Regno Unito e negli Stati Uniti che hanno somministrato, rispettivamente, almeno una dose a più del 34% e del 27% della popolazione” spiega la manager di Natixis. L'Europa, invece, resta indietro sebbene sia fase di recupero. La situazione nel Vecchio Continente rimane fragile a causa della ricomparsa di nuovi casi dopo la recente riapertura: una tendenza che sconsiglia un’eliminazione troppo rapida delle restrizioni.

PREOCCUPA L’INFLAZIONE

In questo contesto di generale miglioramento, cresce la preoccupazione che una rapida accelerazione dell'attività possa generare inflazione. “È probabile che l'inflazione aumenti nel breve termine per gli effetti combinati del confronto con i dati relativi ai lockdown globali dell'anno scorso, alle strozzature delle catene di approvvigionamento e all’incremento dei prezzi dell'energia” ammette Dwek. Tuttavia, aggiunge la manager di Natixis, anche se la domanda repressa sarà abbondante, è difficile pensare ad un'inflazione alta a lungo, alla luce dell’ancora elevato tasso di disoccupazione e del continuo rallentamento dell'economia sul fronte dei servizi. L’esperta si aspetta che la FED conservi il proprio attuale indirizzo per tutto il 2021, tergiversando su qualsiasi aumento dell'inflazione nei prossimi mesi, considerandolo "transitorio”.

PER ORA L’INTERVENTO DELLE BANCHE CENTRALI È SOLO A PAROLE

Al contempo, sottolinea Dwek, non sono passati inosservati alle Banche centrali né il recente aumento delle aspettative di inflazione e tantomeno il conseguente aumento dei rendimenti dei governativi. “Per ora l’intervento è solo a parole, ma è verosimile che la BCE inizi a parlare di tassi al rialzo. E potrebbe più avanti accadere lo stesso anche sull’altra sponda dell’Atlantico. Detto questo, nessuna delle due Banche centrali dovrebbe passare dalle parole ai fatti a breve” conclude l’Head of Global Market Strategy, Natixis Investment Managers Solution.