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La FED invertirà il suo piano di rialzare i tassi d'interesse?

Francesco Simoncelli
 

Come al solito i pianificatori monetari centrali sono ciechi di fronte alle conseguenze delle loro azioni. O per meglio dire, non possono prendere in considerazioni tutte le eventuali conseguenze delle loro azioni perché è umanamente impossibile. In virtù di ciò le conseguenze non intenzionali sono sempre dietro l'angolo quando si vuole controllare a tavolino un ambiente economico che non risponde alla volontà esclusiva di un manipolo d'individui. Con l'ennesimo rialzo dei tassi da parte della FED, sebbene non si possa effettivamente chiamare "rialzo", l'economia statunitense già debole è assai probabile che cadrà in recessione. Data l'interconnessione sistemica a livello finanziario e bancario, tra TBTF e GSIB, un declino economico da un lato dell'oceano vuol dire automaticamente un declino economico anche da questo lato. Senza contare la precarietà in cui versa l'ambiente economico europeo e la fragilità del sistema bancario europeo. Il grosso problema in Europa è che la BCE è l'unica istituzione a comprare le obbligazioni sovrane dei vari stati europei, poiché senza i suoi acquisti mensili i rendimenti schizzerebbero alle stelle per quello che è diventato ormai pattume finanziario. Domanda: se la BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) doveva interrompere, o perlomeno rallentare, il suo programma d'acquisto di bond mensile a marzo, ma non l'ha fatto e ciononostante continua a ripetere la nenia della ripresa economica imminente, cosa farà in caso di contagio da una crisi proveniente oltreoceano? Quindi la BCE sta rischiando concretamente di dover affrontare una recessione senza prima aver "rialzato" i tassi. Senza contare che anche il Giappone sarà inondato da questa marea. Come ripeto spesso, i pianificatori monetari centrali possono aggirare le leggi economiche, ma non possono violarle. Alla fine i nodi vengono al pettine e, nonostante si sia riusciti più e più volte a calciare il barattolo in precedenza contro ogni probabilità, bisogna pagare il conto.

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di Thorsten Polleit

La teoria Austriaca del ciclo economico ci dice che l'iniezione di nuovi fondi creati dal nulla mediante prestiti bancari, provoca un boom artificiale; e che il rallentamento della creazione di crediti e denaro, per non parlare di un calo dei fondi mutuabili, trasforma il boom in bust. I dati più recenti sul prestito bancario negli Stati Uniti mostrano un notevole rallentamento sin dall'autunno 2016. È questo un segnale che ci dice che sono in agguato più problemi?

Non esiste una risposta facile a questa domanda. Varie forze sono al lavoro. Per quanto riguarda il lato dell'offerta, le banche potrebbero aver ristretto i loro standard di prestito a causa dell'aumento dei tassi di fallimento, limitando l'accesso a nuovi prestiti. Le banche possono anche vendere l'esposizione creditizia ad istituti non bancari quali, ad esempio, i fondi comuni di investimento, compagnie di assicurazione ecc. Entrambi gli sviluppi verrebbero effettivamente tradotti in un calo del livello degli aggregati del prestito bancario e quindi dei loro tassi di crescita.

Lo stesso vale se e quando le banche rivalutano il loro portfolio di titoli in presenza di tassi d'interesse più alti. Secondo una contabilità "mark-to-market", un aumento dei tassi d'interesse riduce il valore attuale dei flussi finanziari provenienti da, ad esempio, obbligazioni societarie e sovrane. Se e quando questi titoli sono inclusi negli aggregati del credito bancario, il loro prezzo di mercato ridotto si mostrerebbe anche in una diminuzione del tasso di crescita di questi aggregati di prestiti.

Per quanto riguarda il lato della domanda, le società possono astenersi dall'emettere nuovo debito perché, a causa di forti guadagni, sono piene di soldi. È inoltre possibile che le società preferiscano emettere strumenti di mercato monetario piuttosto che accendere nuovi prestiti bancari. Ma ancora una volta, entrambi gli sviluppi si rifletterebbero nei tassi di crescita dei prestiti bancari.

In ogni caso, l'analisi degli sviluppi del credito bancario ci ricorda che l'economia statunitense è dipendente dall'afflusso di nuovo denaro e credito creati dal nulla. Questa è la linfa vitale che sorregge il boom che, in primo luogo, è stato messo in moto dalla politica monetaria allentata della FED. Questo approccio può essere osservato nel grafico seguente, il quale mostra il credito bancario statunitense e l'indice azionario S&P 500 sin dai primi mesi del 1990.

Da una parte, i prezzi delle azioni sono stati spinti verso l'alto grazie all'aumento della produttività e alla crescita degli utili. Dall'altra parte, l'iniezione di nuovi fondi creati dal nulla tramite prestiti bancari ha fatto salire i prezzi, compresi quelli delle azioni. E non solo. La manipolazione al ribasso del tasso d'interesse da parte della FED ha anche incoraggiato modelli di business che possono sopravvivere fintanto che i tassi di prestito rimangono bassi, o scendono ulteriormente nel tempo.

Questo perché l'emissione di nuovi fondi attraverso la creazione di credito, spinge il tasso d'interesse di mercato al di sotto del livello che avrebbe dovuto raggiungere se non ci fosse stato un aumento di denaro e credito dal nulla. La distorsione del tasso d'interesse induce le imprese ad intraprendere progetti d'investimento che non sarebbero stati intrapresi se i tassi d'interesse non fossero stati manipolati, e possono sopravvivere economicamente solo se i tassi d'interesse rimangono artificiosamente bassi.

Ludwig von Mises ha riassunto in modo succinto la lezione inevitabile da trarre dalla teoria Austriaca del ciclo economico:

Il movimento ondulatorio che colpisce il sistema economico, la ricorrenza dei periodi di boom che sono seguiti da periodi di depressione, è l'inevitabile esito dei tentativi, ripetuti di nuovo e di nuovo, di abbassare il tasso d'interesse lordo di mercato mediante l'espansione del credito.

È la FED che causa una ripetizione dei cicli boom e bust. Innesca un boom attraverso la sua politica monetaria allentata. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) tentativo di fermare l'eccesso che ha creato, la FED ad un certo punto trasforma il boom in bust. Per combattere il bust torna ad una politica monetaria allentata. Il risultato non è solo un'economia volatile, ma anche un insostenibile accumulo di quantità sempre maggiori di debiti da parte dello stato, dei consumatori e delle imprese — rendendo il bust finale estremamente costoso.

Come se ci fosse una certa gioia nella ripetizione, la FED ha nuovamente intrapreso un ciclo di "rialzo" dei tassi, suggerendo infatti che ci sono difficoltà lungo la strada: guardando al passato, la FED ha rialzato i tassi al punto in cui ha fatto crollare l'economia alimentata da un boom indotto dal credito, provocando un grande dolore per l'economia e il sistema finanziario. È giusto però dire che nessuno sa veramente cosa accadrà questa volta.

Anche se la FED riuscirà a mantenere l'attuale boom ed a spingere i prezzi delle azioni e delle abitazioni, l'investitore avveduto dovrebbe ricordarsi che un boom sarà ad un certo punto seguito dal bust; e sarebbe davvero miope, per esempio, estrapolare le ultime performance esuberanti del mercato azionario e degli investimenti.

La teoria Austriaca del ciclo economico è questa: o il boom continua e i tassi d'interesse continuano a rimanere a livelli molto bassi, o i tassi d'interesse tornano alla normalità e il boom si trasforma in bust. Tuttavia un boom duraturo, accompagnato dal ritorno a tassi d'interesse normali, è lo scenario meno probabile. Se la FED ha imparato qualcosa dal suo passato più recente, non sarebbe sorprendente se i tassi d'interesse rimarranno più bassi per più tempo.

Traduzione di Francesco Simoncelli

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