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Fed mantiene gli stimoli ma Fomc “prevede” rialzo tassi nel 2023

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Image from askanews web site
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Roma, 16 giu. (askanews) - La Federal Reserve statunitense conferma l'intonazione fortemente espansiva della politica monetaria Usa, con tassi sui fed funds al minimo storico (0-0,25%) e lasciando inalterato il piano di acquisti di titoli da 120 miliardi di euro al mese. Gli indicatori economici si rafforzano, ma secondo l'istituzione monetaria persistono anche rischi sulle prospettive di ripresa, che sono molto condizionate dagli sviluppi sulla crisi Covid.

La Fed ha rivisto al rialzo le previsioni di ripresa quest'anno ma soprattutto ha consistentemente aumentato quelle sull'inflazione, la cui impennata viene tuttavia giudicata transitoria. Nel comunicato diffuso al termine del Fomc, il braccio che governa la politica monetaria, viene ribadita l'intenzione di centrare sia l'obiettivo di stabilità dei prezzi, tollerando scavallamenti dell'inflazione oltre il 2% per un certo periodo, sia quello di massimizzazione dell'occupazione.

La novità più rilevante, o se non altro quella che ha maggiormente agitato i mercati, era però contenuta nell'aggiornamento delle previsioni degli stessi banchieri centrali Usa. In particolare nelle tabelle "dot plot", che con uno schema a puntini indicano, anonimamente, le attese sul futuro dei tassi di interesse. E se sul 2022 è semplicemente aumentato il numero di componenti che si attendono un primo rialzo, sul 2023 coloro che prevedono una stretta sono ormai maggioranza.

Wall Street ha inizialmente interpretato lo sviluppo come una doccia fredda, il Dow Jones è arrivato a perdere circa l'1% salvo poi limare i ribassi. Il dollaro ha spiccato il volo e l'euro, a 1,2015 sul biglietto verde in serata è caduto ai minimi da oltre un mese.

Su questo aspetto il presidente Jay Powell ha in parte rassicurato. Alla riunione "non abbiamo avuta alcuna discussione su un rialzo dei tassi in nessun anno - ha detto - perché sarebbe ampiamente prematuro adesso. E i dot plot non sono un grande previsore sulle future mosse. Sono solo previsioni e data la loro elevata incertezza vanno presi con cautela".

La Fed non è ancora alla fase in cui iniziare a inviare messaggi relativi al tapering, la futura progressiva rimozione degli stimoli monetari, ma "facciamo progressi" ha poi aggiunto Powell. Il presidente, quindi, non ha chiuso a questo scenario, sebbene collocandolo in una prospettiva futura. "L'intenzione su questo processo - ha spiegato - è che sia ordinato e trasparente e che comunicheremo in ampio anticipo".

Sulle previsioni, ora viene indicata una crescita del Pil del 7% sul 2021 (era +6,5% a marzo), confermata l'attesa del 3,3% sul 2022 e ritoccata al rialzo di 0,2 punti la previsione 2023 al più 2,4%. La previsione di inflazione sul 2021 è aumentata di un intero punto al 3,4%, ma sul 2022 è stata alzata solo di un decimale al 2,1%, così come sul 2023 al 2,2%.

E su queste attese il capo della Fed ha inviato un altro segnale potenzialmente non accomodante. "Esiste la possibilità che l'inflazione si riveli più alta e persistente delle nostre previsioni". E se così fosse "non esiteremmo ad utilizzare i nostri strumenti per assicurare la stabilità dei prezzi", ha detto. I banchieri centrali Usa si attendono che l'inflazione si moderi il prossimo anno. "Ma si tratta di una previsione e le previsioni - ha notato - sono altamente incerte".

Le attese sulla disoccupazione, che fa parte degli obbiettivi di politica monetaria, sono migliorate marginalmente e non sul 2021, su cui resta l'attesa di un 4,5%. Sul 2022 è stata limata di 1 decimale al 3,8% e sul 2023 è stata confermata la stima del 3,5%. E quello del pieno recupero del mercato del lavoro, che prima della "pandemia" aveva stabilito massimi pluridecennali, è un aspetto cruciale sul mantenimento della linea monetaria espansiva.

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