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Fedeli, Pd: "Una donna al Colle sarebbe un gran segnale per il Paese"

·5 minuto per la lettura
(Photo: Anadolu Agency via Getty Images)
(Photo: Anadolu Agency via Getty Images)

Mario Draghi è in campo, ma non è l’unico nome. Le soluzione potrebbe essere però una candidatura femminile, a patto che risulti unificante e non sia un ripiego, una via d’uscita “tanto per”. Valeria Fedeli, ex ministra e attuale senatrice del Partito democratico, ad Huffpost conferma la chiusura a Berlusconi, allontana l’ipotesi del Mattarella bis e non esclude la convergenza su un nome che provenga dal centrodestra.

Il centrodestra ha messo in campo la candidatura di Berlusconi, la posizione espressa dal Partito democratico non è debole?

Il centrodestra, con la candidatura di Berlusconi alla presidenza della Repubblica, ha innescato una rottura politica. Questo è un elemento nuovo che ci si poteva aspettare, anche se c’era chi diceva non l’avrebbe fatto in fondo. Il Pd, con la relazione del segretario, ha fatto bene a trovare l’unità nel suo pluralismo. Ha fatto una scelta utile. Noi lavoreremo a costruire le condizioni, a partire dall’alleanza del Conte 2, per cercare l’unità.

Nel Conte 2 c’era anche Renzi. È inclusa anche Italia viva?

È una cosa che nessuno ha sottolineato, io mi attengo alle frasi che ha detto il segretario. A me ha positivamente colpito che lui si riferisse all’alleanza del Conte 2, anche per le future elezioni Politiche.

Lei difende la relazione di Letta. Ma alla quarta votazione il centrodestra arriva con Berlusconi e il Pd senza un nome?

Il valore della scelta di sabato è che il segretario e i capigruppo si stanno muovendo per interloquire con altre forze politiche, a cominciare dall’attuale maggioranza. Si devono costruire le condizioni per eleggere un Presidente della Repubblica e fare un patto di legislatura. Mi aspetto che prima del 24 gennaio, i grandi elettori del Pd siano convocati per ascoltare il segretario e la delegazione sui passaggi fatti.

Ricapitolando: fino a che c’è Berlusconi il dialogo è bloccato?

Io non leggo così la scelta del Pd. Il centrodestra, candidando Berlusconi, si è messo in una situazione di non voler giocare una partita seria come quella del Quirinale. Ma dal Pd non c’è un’attesa. Con la posizione di ieri si prende un avvio perché la soluzione è quella di lavorare insieme agli altri partiti.

Serve un passo indietro di Berlusconi, ma resta l’apertura a un nome di centrodestra? E’ uscito fuori quello di Tremonti…

È possibile un dialogo con profili che non siano la bandierina di nessuno. Dopodiché non si fanno i nomi. Se vengono spesi dei nomi, diventano immediatamente quelli di una parte. I ponti vengono lanciati per verificare una figura unificante e autorevole, che possa essere votata dalle forze dell’attuale maggioranza. Se il voto fosse ancora più largo, includendo Fratelli d’Italia, ben venga.

Intanto l’unico nome in campo è quello di Berlusconi. Non servirebbe un’altra strategia?

In questo Parlamento c’è oggettivamente un insieme di minoranze, che aggregandosi possono diventare maggioranze. Se tutto il centrodestra si presentasse compatto, e trovasse una sponda in altri parti del Parlamento, potrebbe diventare maggioranza su un candidato. Ma nel momento in cui il centrodestra candida Berlusconi, e sono arrivati i no da Pd, Movimento 5 Stelle e Leu, bisogna prenderne atto. Aggiungo: il “no” è arrivato anche da Renzi, mentre centristi di Toti non hanno esplicitamente detto sì alla candidatura di Berlusconi. Quagliariello, di Coraggio Italia, ha dichiarato che forse la candidatura che unisce di più è quella di Draghi.

Allora la soluzione è Draghi?

Non lo escludo. Nel momento in cui tutto il Pd dice ‘attenzione a non logorare la figura di Draghi’, non la propone ma allo stesso tempo non la esclude. Ed è un punto che unifica tutti noi.

Resta pienamente in campo, insomma.

Assolutamente sì. La ricerca di unità rende necessaria una candidatura che tenga insieme tutta l’intera maggioranza. Se è il candidato di tutti, è anche il candidato del Pd per la Presidenza della Repubblica. Poi penso ci possano essere altre candidature anche oltre quelle di Draghi.

Il Mattarella bis, già proposto da Orfini?

Considero un errore parlare oggi del Mattarella bis.

Nomi non ne vuole fare, ma almeno ci dica l’identikit. Non devono essere profili di area?

In questa fase non devono essere strettamente di area, a meno che da parte del centrodestra non arrivino proposte che possono avere una storia vicina a quella del centrosinistra. Il fatto fondamentale è che, appena eletto con il consenso largo, diventi il o la presidente di tutti. Io non sottovaluto che il segretario del mio partito abbia sempre ripetuto il presidente o la presidente. Non lo ha fatto a caso.

La candidatura di una donna è la via di uscita?

La questione di “un” o “una” presidente significa che si equivalgono. Intendo che è una scelta politica. Sottolineo che è sbagliata la formula del “se ne esce dallo stallo con una candidatura femminile”. Stiamo lavorando a una candidatura qualificante e autorevole. E una candidatura femminile sarebbe una scelta forte, di qualità, della classe dirigente. Non è un ripiego o una scappatoia. Ci tengo a ribadire questo concetto.

Dunque, non una via d’uscita ma un rilancio.

Tutti parlano dell’aumento dell’occupazione femminile, connesso alla crescita del Pil, anche legato al discorso di attuazione del Pnrr. Se l’insieme delle forze politiche scegliesse una candidatura femminile, unificante, darebbe un messaggio importante al Paese, coerente con quello che stiamo facendo sul piano economico e sociale.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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