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Federlegnoarredo: Governo ci ripensi su chiusura negozi mobili

Rar
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Milano, 6 nov. (askanews) - Il Governo ci ripensi sulla chiusura dei negozi di arredamento e showroom, una decisione priva di fondamento. A dirlo è Federlegnoarredo, la federazione italiana che rappresenta le aziende del settore legno-arredo, che chiede chiarimenti all'esecutivo in merito all'esclusione dall'allegato 23 dell'ultimo Dpcm che individua le attività di commercio al dettaglio non sospese nei territori caratterizzati da uno scenario di tipo 4, le cosiddette zone rosse. "Da oggi alcune regioni, sulla base dell'ultimo Dpcm e dell'ordinanza del ministro Speranza, diventano rosse", ha spiegato il presidente Claudio Feltrin. "Fra queste la Lombardia - prima regione della filiera con una produzione di circa 8,7 miliardi di euro nel 2019, un saldo commerciale di 2,5 miliardi e ben 9.575 imprese - in cui le nostre aziende possono continuare a produrre, mentre negozi e showroom di arredamento devono restare chiusi. Un modo brusco per interrompere una filiera che lavora in totale sicurezza, sia perché si è da subito adeguata a quanto previsto in materia di contrasto al Covid, sia per la sua stessa conformazione e collocazione lontana dai centri abitati. Sicurezza che può essere altrettanto garantita nei nostri punti vendita dalle ampie metrature e in cui ci si reca solo su appuntamento". "Un eventuale blocco delle attività dei negozi di mobili - ha proseguito il numero uno di Federlegnoarredo - non consentirebbe di consegnare e montare gli arredi ordinati nei mesi scorsi, generando un danno non solo all'acquirente, ma anche al produttore e al rivenditore che si ritroverebbe in giacenza merce prodotta su specifico ordinativo del cliente. Ci dispiace constatare che il ruolo centrale che la casa ha assunto in questo periodo, diventando a un tempo luogo in cui lavorare, studiare e vivere non sia stato riconosciuto nella pratica. Risulta evidente - ha concluso - che i mobili abbiano assunto, in questa emergenza la connotazione di beni essenziali, dei quali deve essere pertanto garantito l'approvvigionamento e la fornitura anche in caso di lockdown parziale o totale".