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Feltri: "Resterò a Libero fino all'ultimo"

·3 minuto per la lettura

"Nessun festeggiamento particolare, ieri abbiamo stappato qualche bottiglia di prosecco in redazione, dove siamo rimasti in pochissimi per effetto del virus, e poi al lavoro come tutti i giorni". Vittorio Feltri racconta così, all'Adnkronos, il compleanno del suo 'figliolo' quel quotidiano 'Libero' che fondò nel 2000 e di cui è stato direttore editoriale quasi ininterrottamente fino ad oggi, oltre che azionista fino a quando gli attuali editori, il gruppo Angelucci, "hanno voluto il pieno controllo ma mi hanno comunque sempre lasciato piena libertà", racconta lo stesso Feltri. Il direttore ribadisce poi di avere come unico orizzonte quello del lavoro e di volersi godere fino all'ultimo il mestiere dietro la sua scrivania a 'Libero', esprimendo però preoccupazione per il futuro in generale della carta stampata.

Se i festeggiamenti per il compleanno sono stati sobri, Feltri e i suoi il regalo se lo sono fatto con larghezza: uno speciale di 24 pagine piazzato ieri nel centro del quotidiano con gli auguri e gli 'amarcord' di tanti che a 'Libero', alla sua storia, sono variamente legati.

Aperto dallo stesso Feltri, che ripercorre a modo suo l'intera storia del quotidiano, e chiuso dal direttore responsabile Pietro Senaldi, che getta il cuore oltre l'ostacolo e scrive 'Tocca a me parlarvi dei prossimi venti anni', l'insertone vede nelle sue pagine, fra gli altri, da Renato Farina a Filippo Facci, da Alessandro Sallusti a Franco Bechis, da Mattia Feltri a Gennaro Sangiuliano, da Luigi Paragone a Mario Giordano, da Gianluca Marchi a Antonio Socci.

In cosa è cambiato 'Libero' in questi 20 anni? "La differenza è nella impostazione dell'informazione italiana - risponde Feltri - quando abbiamo cominciato avevamo davanti praterie sconfinate, adesso abbiamo dei vicoli, paradossalmente le tecnologie hanno ridotto le possibilità di crescita. Quanto al prodotto vale sempre che per cercare di tenersi bene sul mercato si deve essere assolutamente diversi rispetto agli altri, avere sfacciataggine, un po di maleducazione, la tendenza a sfottere. Insomma essere 'Libero', un giornale che cerca di graffiare, di presentare una sfaccettatura della realtà che ad altri sfugge. Questa è l'intenzione, riuscirci è la battaglia quotidiana".

Quanto ai lettori di 'Libero' al 'se' ed eventualmente al 'come' siano cambiati loro in questi 20 anni, Feltri confessa che "un tempo quando le possibilità economiche erano notevoli ordinavamo spesso studi sulla 'composizione' dei nostri lettori, oggi non si fanno più perchè costano e i nostri bilanci non sono quelli di una volta. Allora eravamo equiparati come mix di lettori al 'Sole 24 Ore' con in più un pubblico femminile elevato. Adesso, onestamente, non lo so". Ciò di cui invece Feltri è certo è che "c'è molto da preoccuparsi per il futuro della carta stampata, e anche dell'informazione che apparentemente è cresciuta con Internet ma che in realtà è cresciuta solo in confusione".

Il 'figliolo' ha vent'anni, ora di lasciarlo andare, di dedicarsi ad altro? "Ho 77 anni, il mio lavoro coincide con la mia passione: non vado in ferie, non faccio vacanze, sto bene solo al giornale, dietro la mia scrivania, in questo cantuccio. Il mio lavoro mi da il senso della vita e voglio godermelo finchè posso", risponde baldanzoso Feltri.