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Fermiamo quel penoso fiume d'odio che viene gettato ancora su Liliana Segre. Punto.

Di Elisabetta Moro
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Stefania D'Alessandro - Getty Images
Photo credit: Stefania D'Alessandro - Getty Images

From Cosmopolitan

Quante volte alle settimana (ops, al giorno) possiamo farci venire il fegato amaro? Cinque? Dieci? Non c'è limite a quanto pare perché - sarà la pandemia - ma le polemiche, le uscite a sproposito dei politici di ogni schieramento esistente e le querelle sui social si susseguono a intervalli regolari senza lasciarci tregua. Ma quando poi, a essere presa di mira, è la nostra amata senatrice Liliana Segre allora sì che partono i cinque minuti, per poi ahimè lasciare posto all'amarezza che ci fa dire 'Ma è davvero questo il mondo in cui viviamo'? Comunque manteniamo la calma e andiamo con ordine: sì, la senatrice a vita è stata di nuovo vittima di pesanti commenti d'odio da parte dei soliti leoni da tastiera e no, tutto questo non può più essere accettabile.

Il tutto è cominciato quando Segre ha raccontato in un'intervista a Il Fatto Quotidiano le sue intenzioni di recarsi in Senato per votare la fiducia al governo. "Non partecipo ai lavori del Senato da molti mesi", ha spiegato la senatrice, "perché, alla mia età, sono un soggetto a rischio e i medici mi avevano caldamente consigliato di evitare. Contavo di riprendere le mie trasferte a Roma solo una volta vaccinata, ma di fronte a questa situazione ho sentito un richiamo fortissimo, un misto di senso del dovere e di indignazione civile".

Segre ha detto di essere perplessa e indignata dalla crisi politica messa in atto proprio nel pieno della pandemia: "Non riesco ad accettare che in un tempo così difficile, in cui milioni di italiani stanno facendo enormi sacrifici e guardano con angoscia al futuro, vi siano esponenti politici che non riescono a fare il piccolo sacrificio di mettere un freno a quello che Guicciardini chiamava il particulare". La risposta a queste sue dichiarazioni è arrivata prontamente sui social: insulti e violenza. Non si tratta nemmeno di entrare nel merito della sua posizione politica, è solo un modo per riversare odio su un'altra persona.

Photo credit: Vittorio Zunino Celotto - Getty Images
Photo credit: Vittorio Zunino Celotto - Getty Images

"Ma goditi la pensione e non rompere le palle", "Gli altri giorni non fa un ca**o”. "Rispetto per ciò che ha subito la signora, ma adesso stia a casa a fare la nonna che i suoi interventi iniziano a essere fastidiosi". C'è chi sostiene che il suo ruolo in senato sia inutile ("Ma chi l'ha eletta questa?"), chi parla di "manie di protagonismo" e "voglia di mettersi in mostra" e chi scade (as usual) nel mero turpiloquio.

Liliana Segre viene punita in quanto donna e in quanto donna anziana che invece di rinchiudersi in casa, ha l'ardire di continuare a ricoprire una figura pubblica e di dire persino la sua ricordando a tutti valori che spesso sono scomodi. Se già le donne sono malviste negli spazi pubblici figuriamoci quelle che - stando a questi signori del web - dovrebbero solo "fare le nonne" e nulla di più. E invece la senatrice Segre ha sempre preso con enorme serietà il suo incarico, portando la sua esperienza di sopravvissuta al nazismo come esempio e monito, parlando di pace, di rispetto e di umanità. E (diciamolo) rivendicando un po' di dignità in una scena politica che spesso e volentieri scade nella bagarre da stadio. Di certo ci vuole ben altro per intimidire una donna che nella sua vita ha visto con i suoi occhi il baratro più profondo in cui può cadere l'umanità, ma soprattutto ci vuole ben altro per convincere Liliana Segre a smettere di lottare per i suoi ideali e di credere in un mondo migliore (e per questo noi siamo con lei, sempre).