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Fibrillazione, anticoagulante rivaroxaban riduce rischi per reni

·2 minuto per la lettura

I pazienti con fibrillazione atriale non valvolare che ricevono l'anticoabulante rivaroxaban nel tempo hanno un rischio e un tasso di declino della funzione renale significativamente ridotti rispetto ai pazienti trattati con warfarin. Lo indica lo studio di coorte 'Antenna', condotto nel Regno Unito, presentati nel corso del recente Congresso Esc 2021 - The Digital Experience.

Dopo un follow-up medio di 2,5 anni - riferisce Bayer - è stato osservato che i pazienti con fibrillazione atriale non valvolare trattati con rivaroxaban, con una funzione renale non compromessa al momento dell'inizio della terapia anticoagulante, avevano appunto "un rischio e un tasso significativamente inferiori di declino della funzionalità renale, rispetto ai pazienti che avevano assunto warfarin".

La fibrillazione atriale non valvolare - ricorda l'azienda in una nota nota - è la più frequente anomalia del ritmo cardiaco e la sua prevalenza aumenta notevolmente con l'età. E' un fattore di rischio significativo per l'ictus e l'embolia sistemica ed è frequentemente associato a co-morbidità tra cui l'insufficienza renale. I nuovi risultati contribuiscono all'evidenza dei vantaggi del trattamento con rivaroxaban e supportano i precedenti di un altro ampio studio real life che mostrava come il trattamento di pazienti con i Doac (Direct oral anticoagulant) riduca significativamente il rischio di compromissione della funzione renale a lungo termine, rispetto a quelli trattati con un antagonista della vitamina K.

I dati di Antenna - dettaglia la nota - hanno mostrato come il declino medio della funzionalità renale durante il periodo di studio è stato più lento di circa il 20% nella coorte rivaroxaban rispetto alla coorte warfarin. Il rischio di una riduzione del 30% o più dell'eGFR (creatinina) in qualsiasi momento è stato diminuito del 24% nella coorte rivaroxaban e quello del raddoppio della creatinina sierica è stato abbassato del 37% nella medesima coorte.

"Dagli studi di real life nei pazienti fibrillanti ancora conferme di protezione renale con rivaroxaban", afferma Maurizio Anselmi, primario dell'Unità operativa di cardiologia Polo ospedaliero Fracastoro di San Bonifacio (Verona).

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