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Finalmente Recovery in Ue: niente soldi senza progetti giusti

Angela Mauro
·Special correspondent on European affairs and political editor
·2 minuto per la lettura
A view of a sign for the Recovery plan for Europe in Brussels. (Photo by Aaron Chown/PA Images via Getty Images) (Photo: Aaron Chown - PA Images via Getty Images)
A view of a sign for the Recovery plan for Europe in Brussels. (Photo by Aaron Chown/PA Images via Getty Images) (Photo: Aaron Chown - PA Images via Getty Images)

A meno di un anno dalla sua approvazione a luglio 2020, dopo mesi di discussioni non senza tensioni, il Next generation Eu sta per diventare realtà. La prossima settimana la Commissione Europea si aspetta di ricevere “una dozzina” di piani nazionali di ripresa e resilienza, dopo quello del Portogallo, paese che ha la presidenza di turno dell’Ue fino a giugno e che è riuscito a dare il buon esempio battendo tutti sul tempo: il progetto del governo di Lisbona è arrivato ieri a Bruxelles. Nei prossimi due mesi, una squadra di almeno 200 persone della ‘task force recovery’ e di vari dipartimenti della Commissione Europea sarà al lavoro per esaminare i piani dei 27 Stati membri, un’impresa immane se si pensa che in alcuni casi si arriva anche alle 50 mila pagine di piano. Vere enciclopedie di cui a Palazzo Berlaymont sono al corrente, avendo seguito passo dopo passo la preparazione dei dossier prima della presentazione ufficiale. Ma, d’altronde, si tratta dei piani che nei prossimi sei anni “disegneranno il futuro della politica economica europea del prossimo futuro”, spiegano dalla squadra von der Leyen.

Certo, bisognerà aspettare le ratifiche nazionali perché questo piano europeo anti-crisi diventi operativo: solo quando tutti gli Stati Europei avranno dato l’ok all’introduzione di nuove risorse proprie (digital tax, carbon tax, tassa sulle transazioni finanziarie), la Commissione Ue potrà andare sui mercati, emettere i bond comuni (il 30 per cento saranno ‘green’) e raccogliere i 750 miliardi di euro del pacchetto, primo esperimento di debito comune europeo sebbene ‘una tantum’. Mancano ancora 9 Stati all’appello, a Bruxelles calcolano che entro giugno il processo sarà completato, per l’estate si potrà erogare il 13 per cento (per l’Italia, 21 miliardi) di anticipo ai paesi che avranno ottenuto il di...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.