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Finalmente un ribasso che ci fa piacere

Pierluigi Gerbino
 

Oggi è giusto cominciare il commento quotidiano con un dato molto soddisfacente, anche se non arriva dai mercati finanziari. Ne abbiamo tanto bisogno, perché sono settimane che si presentano ai nostri occhi solo numeri tristemente preoccupanti.

Il dato che invece può rallegrarci, anche se non deve illuderci che tutto il peggio sia già alle spalle, è relativo alla tendenza di fondo dello sviluppo dei contagi da coronavirus nel nostro paese.

Ieri era una data importante, perché alle ore 18 sono stati comunicati dalla Protezione Civile i dati relativi al giorno precedente, cioè esattamente 14 giorni dopo le forti misure di lockdown attuate in Lombardia ed altre 14 provincie di Veneto, Emilia e Piemonte. I numeri di ieri ci consentivano una prima verifica dell’efficacia delle misure, anche se due settimane fa la sensibilità degli italiani era ancora assai incerta e Milano veniva da alcuni giorni di ribellione alle precedenti restrizioni del governo in accordo con la regione. Ricordate lo slogan #Milanononsiferma? Solo dopo abbiamo capito quanto sia stato sciocco e dannoso, e quanto sia costata, in termini di morti e di stress al sistema sanitario lombardo, quella stupida esibizione di coraggio fuori luogo.

Ebbene, i numeri comunicati ieri ci mostrano il secondo calo consecutivo nel numero delle nuove infezioni quotidiane a livello nazionale. Dalle 6.557, massimo storico del 21 marzo, che speriamo non sia mai battuto, alle 4.781 di ieri sera. Sono ancora tanti nuovi malati, ma il trend è chiaramente ribassista. Ancora più significativo è il trend della Lombardia, epicentro dell’epidemia e oggetto delle misure restrittive del 8 marzo: i nuovi contagi sono addirittura più che dimezzati, da 3.251 del 21 marzo ai 1.555 di ieri.

Questi numeri ci dicono due cose molto semplici e molto piacevoli, che ci debbono rinfrancare e dare la forza per sopportare gli “arresti domiciliari”, a cui in Italia siamo tutti soggetti da quasi due settimane: la prima è che il virus comincia finalmente ad avere difficoltà a circolare nel nostro paese e forse lo stiamo fermando; la seconda è che le misure contenitive sono decisive, perché è proprio la riscossa della Lombardia, nel giorno in cui doveva avvenire, a dimostrarcelo.

Finalmente è iniziato nel nostro paese il trend ribassista che vogliamo: quello dei nuovi contagi.

Questa buona notizia ci fa sopportare meglio l’altro trend ribassista, quello dei mercati finanziari, che invece non ci piace affatto e che anche ieri ha mostrato la sua convinzione, soprattutto sui mercati americani. Wall Street, dopo il forte calo di venerdì scorso, che ha suggellato una delle peggiori settimane della sua storia (-15% per SP500), ieri ha continuato a scendere, collezionando sul suo indice principale un altro marcato segno negativo (-2,93%, ma il tecnologico Nasdaq100, in controtendenza, ha fatto un incoraggiante +0,18%). E pensare che prima dell’inizio della seduta è arrivata l’ennesimo colpo di bazooka monetario della FED, che ha esteso ancora il Quantitative Easing, rendendolo addirittura illimitato, sia sui Treasury Bond che sulle obbligazioni costruite sui mutui (Mortgage-backed Securities, sigla MBS). Un vero e proprio “Whatever it takes” stile Draghi. A proposito: Draghi, dove sei?

La notizia, comunicata alle ore 13 italiane, ha suscitato entusiasmo per mezz’ora, portato in positivo il future su SP500 e consentito alle borse europee di recuperare tutto il gap ribassista accusato in mattinata a causa del brutto comportamento di Wall Street nell’ultima parte della seduta di venerdì e della marcata debolezza delle borse asiatiche.

Ma, mentre i tg esultavano per il rimbalzo marchiato FED, questo si è completamente sgonfiato ed ancora una volta hanno prevalso i venditori, che hanno riportato in negativo l’indice USA per tutta la seduta. A deprimere ancora il morale degli investitori USA è stato il triste spettacolo offerto dalla politica americana, con il Congresso che non riusciva a trovare un accordo bipartisan per un piano di intervento da 2.000 mld $ e Trump che continuava a non capire la gravità dell’epidemia e si lasciava accarezzare dalle fantasie sull’immunità di gregge, che avevano affascinato la scorsa settimana la sua controfigura stropicciata Boris Johnson. Proprio mentre la curva dei contagi in USA, ed in particolare a New York, la Lombardia d’America, ora che si fa qualche tampone in più, ha assunto il classico andamento di crescita esponenziale, simmetrico a quello dell’indice SP500.

Johnson, invece, ieri è tornato all’ovile, con una clamorosa inversione a U, e comincerà a seguire le orme dell’Italia. Tardi è meglio che mai, ma un giorno qualcuno stimerà quanti morti in più sarà costata alla Gran Bretagna l’avventura contrarian di Boris ed il suo destino politico sarà segnato. Lo spero vivamente.

Va detto comunque che SP500 ha mostrato qualche segno di alleggerimento della tensione ribassista che lascia ben sperare. Innanzitutto l’indice della paura Vix è sceso per tutta la seduta, sebbene l’indice azionario l’abbia trascorsa tutta in negativo, e dai massimi di 85 del 18 marzo, ora staziona di poco sopra quota 60. Si tratta di una divergenza importante, ma non unica, poiché quella che si vede da parecchi giorni sull’indicatore RSI(14) applicato all’indice SP500 ieri non è stata affatto smentita dai nuovi record ribassisti raggiunti dall’indice USA, che ha testato l’area di supporto di 2.200 punti. 

Gli indici europei, nonostante il calo, ieri sono riusciti a difendersi bene. Eurostoxx50, sebbene non sia ancora emerso dall’ipervenduto, è riuscito a mantenersi per la quinta seduta consecutiva al di sopra del minimo di questo movimento ribassista, segnato lunedì 16 marzo. Il nostro Ftse-Mib è stato anche ieri quello che in Europa ha perso meno (solo -1,09%).

Sono i primi, ma significativi, germogli di rasserenamento del clima.  

Oggi perciò occorre dimenticare in fretta i cali di ieri ed attendere con fiducia gli effetti, anche sui mercati, della ventata di ottimismo che i dati della Lombardia hanno portato agli esperti ed alle truppe sanitarie in prima linea, medici, infermieri, volontari e protezione civile, oltre che a tutti gli italiani che fanno il tifo ora molto disciplinatamente da casa.

Sono dati che rallegreranno anche gli altri paesi europei, che per qualche giorno dovranno ancora sopportare l’affronto della crescita esponenziale dei contagi, dato il loro ritardo percettivo medio di una settimana rispetto all’Italia. Ma ora tutti sanno (anche Mister Brexit) che gli sforzi di contenimento funzionano, e funzionerebbero anche meglio se tutti avessero la disciplina che ora gli italiani mostrano.

La guerra al coronavirus non è vinta, ma ieri è stata vinta una battaglia campale, che deve dare al mondo la fiducia per sopportare le sofferenze che verranno ancora.

Oggi sui mercati sarà rimbalzo, perché a tutto c’è un limite, anche ai crolli. Già festeggiano i mercati asiatici, soprattutto Tokio, che ha chiuso a +7%, ma anche le altre piazze orientali mostrano sollievo evidente.

L’apertura europea sarà smagliante e speriamo che non si esaurisca in un fuoco di paglia come avvenuto già tante volte nei giorni scorsi. Questa volta penso che le probabilità di estendere un po’ di più il recupero siano maggiori.

Oggi deve essere comunque una bella giornata. Ma non per il rimbalzo dei mercati. Per la conferma che la guerra al virus si può vincere. 

Non molliamo! 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online