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    Eurispes, Boldrini: "Con Covid 312mila donne senza lavoro? Paese così non si riprende"

    "E' insopportabile, è giunto il tempo di appianare questa inaccettabile differenza: un paese non si riprende se non valorizza il capitale umano femminile". Laura Boldrini commenta così all'Adnkronos la notizia lanciata oggi dal Rapporto Italia dell'Eurispes, secondo cui le donne sono le più penalizzate dalla pandemia: nei primi dieci mesi si sono persi 444mila posti di lavoro, 312mila dei quali sono di donne, 132mila di uomini. "Già prima della pandemia i livelli occupazionali delle donne erano bassi rispetto alla media europea, solo il 49% delle donne lavorava a fronte del 62% della media -dice Boldrini- ora tutto questo si è accentuato. Una vergogna, perché oggi le donne possono competere in ogni ambito e rappresentare una risorsa ma bisogna dare loro la possibilità di farlo". "Per questo -scandisce Boldrini- abbiamo insistito anche con l'intergruppo della Camera per i diritti delle donne per fare in modo che che nel Pnrr ci fosse una particolare attenzione alla condizione professionale femminile, e quindi anche un meccanismo di condizionalità per le aziende che andranno a ricevere denaro circa l'assunzione delle donne". Per la Boldrini "ora abbiamo la possibilità con il Pnrr di poter recuperare". Il divario uomo-donna è forte anche per quanto riguarda la disparità di trattamento salariale: secondo Eurispes l’Italia è solo 76esima nella classifica mondiale sulla parità salariale (ha perso 6 posizioni rispetto al 2019), e il reddito mensile medio delle donne in Italia è inferiore del 18% rispetto a quello maschile. "La disparità salariale fra uomini e donne che continua ad essere altissima è una profonda vergogna -sottolinea con forza la Boldrini- Le Nazioni Unite lo definiscono il più grande furto della storia ai danni delle donne. E'inaccettabile che a parità di mansione le donne guadagnino di meno dei loro colleghi". Il divario "avviene nelle pieghe -precisa l'ex presidente della Camera, oggi deputata Pd- nelle forme che riguardano i benefit, i dividendi, gli straordinari, ed è un modo per aggirare una parità che non può essere più trascurata. Anche perché il principio di uguaglianza è affermato con forza nell'articolo 3 della Costituzione e le donne non sono più disposte a subire tutto questo". "Devono capire -conclude la Boldrini- che il tempo è scaduto, che c'è un tempo in cui bisogna cambiare registro, ed è questo. Tutti e tutte dobbiamo fare la nostra parte. Non è una battaglia delle sole donne, è una battaglia di civiltà che deve impegnare tutti, donne e uomini, per l'avanzamento del nostro paese che su questo punto è rimasto al palo".

  • Rapporto Eurispes, con Covid persi 444mila posti di lavoro: 312mila sono donne
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    Rapporto Eurispes, con Covid persi 444mila posti di lavoro: 312mila sono donne

    Le più penalizzate in Italia dall’impatto dell’emergenza sanitaria da Covid-19 sono le donne. Lo afferma il Rapporto Italia dell'Eurispes, secondo cui l’Istat certifica che dopo i primi dieci mesi di pandemia si sono persi 444mila posti di lavoro, 312mila dei quali sono donne, 132mila uomini. Non è difficile immaginarlo, in un Paese che non ha mai avuto un Presidente del Consiglio né un Presidente della Repubblica donna, che vede una nettissima predominanza maschile alla segreteria dei partiti, nei ministeri, nei sindacati, in tutti i ruoli istituzionali e al vertice delle grandi aziende. Secondo Eurispes, il divario tra tasso di occupazione femminile e maschile continua ad essere tra i più alti in Europa e il Global Gender Gap Report 2020 riporta che l’Italia è solo 76esima nella classifica mondiale sulla parità salariale (ha perso 6 posizioni rispetto al 2019). Il reddito mensile medio delle donne in Italia è inferiore del 18% rispetto a quello maschile; il divario sale al 30% nelle coppie con figli (Eige, European Institute for gender Equality). Questa disparità è tanto più assurda se si considera che le donne hanno un livello medio di istruzione più alto e migliori risultati scolastici. I motivi sono da rintracciare soprattutto nel fatto che le lavoratrici si trovano più spesso in una posizione debole, con contratti meno stabili, part-time, in settori che non consentono il lavoro a distanza. Se molto si scrive e si parla del genere dei sostantivi – direttore o direttrice, ministro o ministra, sindaco o sindaca –, decisamente meno si fa per rimediare a disparità come quella ben illustrata dai numeri relativi al mercato del lavoro nazionale ed alla mancanza di adeguati ed efficaci strumenti per la conciliazione tra impegni domestici ed extradomestici. Carenze che troppo spesso si traducono nella rinuncia o nell’estromissione forzata delle donne italiane dal mondo lavorativo. La scelta preferenziale dei settori che permettono la conciliazione tra lavoro e famiglia, soprattutto in termini di orari (scuola, attività impiegatizie, servizi alla persona, part-time, ecc.) e la resistenza culturale che identifica alcune professioni come 'maschili' o 'femminili' penalizzano le donne, sebbene più istruite, in termini di carriera e retribuzioni. L’11,1% delle donne italiane non ha mai lavorato proprio per avere la possibilità di prendersi cura della famiglia (Oxfam 2020, 'Il valore della cura'). Le donne, inoltre, percepiscono il 37% in meno di pensione (Istat), come risultato di un percorso che vede meno ore di lavoro retribuite e le ore lavorative retribuite meno.