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Fine della prima scossa. Ora valutiamo il rimbalzo

Pierluigi Gerbino
 

La giornata di ieri si preannunciava come storica per i mercati finanziari ed ha mantenuto le premesse. Anzi, ha rischiato di diventarlo anche per il destino più generale del mondo, se l’Organizzazione Mondiale della Sanità avesse dichiarato ufficialmente la pandemia. Ma, per ora, si è limitata a comunicare che questa situazione di globalizzazione del contagio da coronavirus, è molto vicina.

Però i mercati, con una botta ribassista paragonabile allo shock subito dagli indici europei il 24 giugno 2016, quando il referendum britannico a sorpresa sancì la Brexit, hanno già scontato l’evento.

A differenza dello shock Brexit, che rappresentò la classica tempesta in un bicchiere d’acqua, ma che rimase ben contenuta nel bicchiere e venne immediatamente riassorbita da un contesto globale che riuscì a temperare la sorpresa negativa con la lungaggine delle trattative per attuarla, ieri il calo generalizzato dei listini di tutto il mondo è venuto a completare un impulso ribassista tanto rapido quanto incisivo, che perdurava da una dozzina di sedute. E lo ha fatto con inaudita violenza, e con una seduta in cui chi ha perso meno, Shanghai, ha lasciato un -3% sul terreno, mentre non sono mancati indici azionari, tra cui purtroppo il nostro Ftse-Mib (-11,17%), che hanno segnato cali a doppia cifra.

Al cigno nero coronavirus, che nuota fra noi da diversi giorni, ieri se n’è aggiunto un secondo, ovvero il crollo di un terzo del valore del petrolio, sceso durante la giornata anche abbondantemente sotto i 30 dollari al barile. Il combinato delle due sciagure ha esteso ulteriormente l’impulso ribassista nato dalla diffusione del virus in occidente, ed ha ingigantito la percezione del rischio di  pesanti conseguenze recessive sull’economia reale, obbligando a ridimensionare drasticamente le valutazioni dei titoli azionari, che si basano su previsioni degli utili futuri ormai in caduta libera.

L’indice USA SP500, che resta il driver di tutti gli altri mercati, ha prodotto la sua peggior seduta dalla crisi finanziaria del 2008-2009, perdendo -7,6% e portando il calo dal massimo storico del 19 febbraio scorso a -19%, ad un piccolo passettino dal fatidico -20%, che tradizionalmente segna il confine tra la correzione e il mercato ribassista. Ricordo che un calo simile per dimensione complessiva (ma non per rapidità, poiché questo è stato infinitamente più rapido) fu fatto nell’ultimo trimestre 2018. Allora si fermò ad un passo dal baratro e l’intervento della FED bastò ad evitare la fine del lungo ciclo rialzista, che infatti collezionò nel 2019 l’ennesimo rally, fino, appunto, al 19 febbraio scorso. 

Così come allora i potenti mezzi del “sistema” riuscirono a fermare il crollo, possiamo ipotizzare che anche questa volta ci proveranno. Non è detto che anche stavolta ci riescano, perché il contesto è ora estremamente più deteriorato di allora, ma le forze della speranza si prodigheranno ad evitare la svolta definitiva del mercato. Banche centrali forniranno liquidità, governi faranno deficit, mani forti compreranno al momento giusto. Sarà una epica battaglia per perpetuare un sistema finanziario che non sta più in piedi, gravato da un debito colossale e chevuole continuare a gofiare la propria bulimia contro l’evidenza della realtà. Una lotta assai meno degna di quella che combattono ormai da molte settimane medici ed infermieri negli ospedali per proteggersi dal virus. 

Ne abbiamo già qualche indicazione col rimbalzo odierno dei mercati asiatici, che si propagherà a quelli occidentali, in ipervenduto drammatico e difficilmente ancora estensibile.

Il rimbalzo potrà essere anche significativo, per convincere il popolo che anche stavolta i mercati hanno tenuto e il rialzo potrà riprendere. Ci darà il punto di partenza della successiva ondata ribassista, che si dovrebbe occupare di sfondare il -20% di calo dai massimi storici e la definitiva inversione da bullish a bearish del mercato azionario.

Per essere più chiaro, anche se non ho la sfera di cristallo, il rimbalzo che vedremo forse per qualche giorno, a mio parere dovrebbe avere la stessa natura di quello che si è visto la scorsa settimana, cioè il semplice rimbalzo tecnico, ed andrebbe utilizzato per ripulire i portafogli anziché per fare le medie al ribasso.

Insomma. Credo che il calo non sia finito, ma abbia appena completato la prima parte della sua opera: distruggere le illusioni di onnipotenza finanziaria.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online