E' finita l'era delle compagnie aeree low cost?

Molte piccole dei voli sono al collasso, non solo per la crisi

Dopo anni ad alta quota, il low cost nell’ambito del trasporto aereo perde quota. E nel caso di Windjet, plana anche in picchiata. La sorte della compagnia siciliana è appesa ancora a un filo sottilissimo, che coinvolge il destino di 800 lavoratori, 300 dell’indotto. La compagnia di bandiera Alitalia, dopo la pronuncia dell’Antitrust, ha maturato un profondo ripensamento in merito all'acquisizione del primo vettore low cost nazionale, malgrado l’accordo siglato lo scorso 13 aprile. E ha i suoi motivi: la rinuncia a tre slot in fasce orarie strategiche negli scali aeroportuali di Catania e Palermo, imposta dall’Antitrust per evitare posizioni di monopolio, determinerebbe una perdita economica annuale consistente, pari a 2,5 milioni di euro.

Mezzo milione in più rispetto a quanto previsto dall’accordo. Alitalia fa le sue mosse e spetta al patron catanese Pulvirenti accettare o meno. Un caso di successo imprenditoriale alla sicula, Windjet, che però pure non la salva dall’attuale situazione, tipica di chi è sul baratro da tempo, con debitori che vantano crediti in moneta, come la Sac, la società di gestione dello scalo di Catania, Fontanarossa, o in mezzi, come la società irlandese che ha concesso in leasing i 12 airbus della flotta Wj e che li riporterebbe a casa nel caso in cui fallisse la trattativa con Alitalia.

Lo stop arriverebbe poi in pista da parte dell’Enac, Ente nazionale aviazione civile.Un destino che fa male, letto anche nell’ottica della crisi complessiva italiana, ma non unico e solo: l’elenco delle low cost in crisi è lungo e presenta anche qualche interessante tratto di continuità: la spagnola Spanair, la slovacca SkyEurope, MyAir, AlpiEagles, Gandalf Airlines, Club Air, Minerva Airlines. Si salvano i grandi, come Ryanair e Easyjet, che pure devono guardare frontalmente alle cause della crisi, da ricercare non troppo lontano: recessione europea e austerità, crisi dell’euro, rincaro dei pezzi del petrolio.

Ma, cause esogene a parte, esistono anche limiti strutturali? Come rifletteva in merito uno studio sugli effetti della crisi economica sul settore del trasporto aereo nell’Unione europea, del 2010, richiesto dalla commissione Trasporti e turismo, a fallire sono proprio le linee aeree nazionali di piccole dimensioni, troppo piccole per essere globali e troppo grandi per essere operatori di nicchia. E spesso le contraddistingue una mission poco chiara, priva di decisioni strategiche ottimali e una decisiva sottocapitalizzazione. In partenza poi hanno politiche aggressive nei confronti delle compagnie di bandiera, ma finiscono poi per subire il ritorno delle stesse nel loro ambito di competizione, sulle tratte a corto raggio, grazie a classi economiche più efficienti, azzeramento del catering, eliminazione delle commissioni, introduzione delle prenotazioni online. La concorrenza, insomma.

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