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Finte separazioni: occhio al nuovo ISEE!

Federica Pace
 

L’ Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) è lo strumento che consente l’accesso a bonus e alle prestazioni sociali.

Tramite l’ISEE viene calcolata la situazione economica di un determinato nucleo familiare, partendo da diversi fattori: reddito percepito, patrimoni posseduti, numero di componenti, soggetti con invalidità, ecc.

Molti sono gli Enti Pubblici che già si avvalgono dell’utilizzo di tale strumento per verificare la situazione economica di coloro che si apprestano a richiedere una prestazione sociale agevolata (come ad esempio l’assegno di maternità, le prestazioni agevolate per il diritto allo studio universitario o i bonus sociali sulla bolletta elettrica).

Per ottenere l'attestazione ISEE è necessario presentare un’apposita richiesta direttamente sul sito dell’INPS, accedendo con il proprio pin dispositivo e compilando i relativi campi.

In alternativa, è possibile rivolgersi ad un Centro di Assistenza Fiscale sul territorio nazionale che presterà assistenza gratuita alla compilazione della DSU, necessaria per ottenere l’ISEE.

Finte separazioni e bonus “doppi”: occhio alla nuova DSU

Importanti novità sono previste nel 2020 per quanto attiene la compilazione della DSU, soprattutto per stringere il cerchio intorno alle finte separazioni , che consentono di ottenere bonus “doppi” nello stesso nucleo familiare.

L’introduzione del reddito di cittadinanza potrebbe aver contribuito all’incremento delle separazioni? Solo coincidenze, direbbe qualcuno.

La verità è che qualcuno ha trovato il modo per sfruttare la legge ed ottenere più vantaggi possibili: il trucco della finta separazione, che rimane comunque sempre un reato, consente infatti ad un nucleo familiare di ottenere due redditi di cittadinanza, anziché uno solo per nucleo come previsto dalla legge.

Finte separazioni: “stretta” sui bonus

Oltre a questo, lo sdoppiamento del nucleo familiare tramite una finta separazione permette di risparmiare anche il pagamento di tasse locali come IMU, TASI e TARI, frodando più volte le casse dello Stato.

Il decreto del Ministero del Lavoro pubblicato lo scorso 4 ottobre sulla Gazzetta Ufficiale, pone finalmente un freno a questi abusi della normativa, introducendo una nuova definizione di nucleo familiare.

Il decreto stabilisce infatti che due coniugi separati, ma residenti nella stessa abitazione, continuano a far parte dello stesso nucleo e non ne creano due nuovi.

Lo stesso decreto interviene anche per dirimere una questione relativa ai figli maggiorenni che si separano dal nucleo familiare per accedere ad agevolazioni sociali (reddito di cittadinanza in primis, ma anche agevolazioni per universitarie): un figlio maggiorenne, anche se non convive più anagraficamente con i genitori, torna sempre a far parte del nucleo familiare originario se la sua età è inferiore a 26 anni e il suo reddito è tale da porlo ancora a loro carico a fini IRPEF (a condizione che non sia coniugato e non abbia figli).

Una vera e propria stretta per coloro che vogliono fare i furbi per pagare meno tasse.

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