Fisco: se aumenta l’Iva cresce l’evasione

Dopo l’approvazione della legge di stabilità e l’aumento dell’Iva dal 21 al 22% pensato per compensare il taglio di un punto percentuale delle due aliquote Irpef più basse, c’è chi fa suonare il campanello d’allarme sostenendo che all’aumento dell’Iva potrebbe corrispondere un aumento dell’evasione fiscale. In un articolo pubblicato su Lavoce.info Roberto Convenevole, professore associato di Politica economica presso l’Università di Cassino, e Alessandro Santoro, professore associato presso l’Università di Milano Bicocca, prendono in esame i dati del 2012 cercando di risalire alle cause dell’anomalo calo del gettito Iva

Premesso che la recessione in atto ha generato una contrazione dei consumi monetari e una riduzione dei consumi di beni e servizi anche da parte della Pubblica Amministrazione, il calo del gettito Iva registrato dall’inizio dell’anno non è spiegabile solamente in relazione ai trend macroeconomici. Infatti, prendendo in esame il gettito dell’Iva generata dal settore interno di riferimento (che esclude l’Iva sulle imposte di fabbricazione e di consumo che interessano i derivati del petrolio, l’energia elettrica, gli alcolici e i tabacchi) si nota una riduzione del -4,97% fra i primi otto mesi del 2012 e i primi otto mesi del 2011. La cifra è di gran lunga superiore al -0,59% fatto registrare nello stesso periodo in termini di consumi interni e consumi intermedi della Pubblica amministrazione. Va ricordato che, proprio nel settembre del 2011, l’aliquota Iva era già stata aumentata di un punto percentuale, dal 20 al 21%. Secondo Convenevole e Santoro, dunque, la maggiorazione dell’Iva “non solo non ha contenuto la perdita di gettito dovuta alla recessione, ma l’ha amplificata” e “la possibilità che ciò sia dovuto a una maggiore evasione, sia come risposta alla crisi sia come reazione all’aumento dell’aliquota” deve essere presa in considerazione dal Governo e dagli organi deputati ai controlli fiscali.

La prima spiegazione potrebbe essere che la riduzione sia avvenuta in maniera eterogena fra i diversi settori economici con un calo dei consumi più evidente nei comparti contraddistinti da una bassa propensione all’evasione (i carburanti e gli autoveicoli per esempio) e meno sensibile in quelli ad alto tasso di evasione fiscale. La seconda ipotesi è che il calo del gettito non sia dovuto all’occultamento dei ricavi o dei falsi costi ma dai mancati versamenti da parte di soggetti in crisi di liquidità.

Nel corso del 2011 la lotta all’evasione fiscale ha fruttato all’erario 12,7 miliardi di euro. Nei servizi privati e nel commercio al dettaglio si è registrata una crescita dell’Iva versata, anche grazie ai capillari interventi effettuati negli ultimi mesi dagli organi di controllo fiscale. Sebbene i dati degli ultimi quindici anni rivelino una tendenza alla riduzione dell’evasione dell’Iva molto resta ancora da fare. La discordanza fra le entrate nette e la base imponibile evidenziate dall’incrocio dei dati del Bollettino delle entrate, del Rapporto sulle entrate e dei dati Istat, in assenza di ulteriori spiegazioni, può essere spiegata con l’evasione fiscale.  Alla luce di questi dati, la decisione di dimezzare l’aumento dell’Iva presa dal Consiglio dei Ministri la scorsa settimana, dopo una lunga nottata di consultazioni, appare ancora più saggia.