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Fisco, Visco: contro l'evasione tassare il contante serve a poco

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Roma, 13 set. (askanews) - In merito alla proposta avanzata da Confindustria di tassare il contante come strumento per ridimensionare il sommerso e recuperare evasione fiscale "si tratterebbe di riconoscere un credito d'imposta del 2% per tutti i pagamenti effettuati con strumenti elettronici". E' quanto sostiene l'ex ministro dell'Economia Vincenzo Visco in un intervento su Inpiù.

"Naturalmente esiste una relazione tra evasione e uso del contante - dice l'economista - e infatti l'innalzamento della soglia per i pagamenti in moneta da 1.000 a 3.000 euro decisa dal Governo Renzi fu al tempo giustamente criticata. Ed è anche vero che l'uso dei pagamenti elettronici in Italia è molto inferiore a quelli degli altri Paesi. Ma ciò riflette soprattutto il ritardo nella digitalizzazione della nostra economia e il problema dovrebbe risolversi gradualmente man mano che avvenissero progressi in questo settore in verità strategico. Ma, mentre la limitazione del contante è importantissima a fini antiriciclaggio, ai fini del contrasto all'evasione essa non sembra particolarmente efficace".

Secondo Visco per almeno due motivi: "Innanzitutto perché la misura sarebbe facilmente eludibile. Sarebbe sufficiente infatti garantire uno sconto superiore al 2% sul prezzo di vendita per invogliare i consumatori a continuare a pagare in contanti. Ma soprattutto perché la parte assolutamente prevalente dell'evasione non si verifica nelle transazioni finali, bensì a monte di esse, attraverso la manipolazione della contabilità e dei bilanci. In sostanza potrebbe esserci un'economia senza contante, ma con evasione".

Per Visco "la soluzione va ricercata invece nella tracciabilità dei pagamenti e più in generale delle attività economiche, secondo quanto personalmente suggerisco da ormai quasi 10 anni. In estrema sintesi, l'evasione si recupera rafforzando la fatturazione elettronica ed estendendola a tutti i contribuenti, forfettari compresi. Introducendo sanzioni adeguate per chi non invia le fatture".