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Florovivaisti: più ricerca in Ue per alternative alle torbe

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Image from askanews web site
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Roma, 29 ott. (askanews) - Tra i più diffusi materiali organici di origine vegetale, le torbe rappresentano quasi il 90% del terriccio per le coltivazioni in vaso e il giardinaggio. Concorrono al giusto mix dei substrati per apportare humus e fertilizzante a terreno e piante. Un mercato, quello delle torbe, esploso in pandemia per il boom della cura del verde in casa, ma allo stesso tempo fiaccato nell'ultimo 2021 dalla chiusura della più importante torbiera irlandese e ora, sempre di più, dai rincari diffusi sulle materie prime. Di questo si è parlato nell'ultimo evento online promosso dall'Associazione Florovivaisti Italiani che guarda al settore in prospettiva e che sulla scia delle urgenze green Ue, fa appello a più ricerca a livello europeo per trovare alternative sostenibili per l'ambiente, ma anche per i florovivaisti.

Come emerso dall'incontro dell'Associazione, il mercato italiano dei substrati rappresenta, dopo la Germania, la realtà più importante all'interno dell'Ue. A fronte di un consumo di terricci nei principali Paesi europei di oltre 35 milioni di m3, l'Italia con 5 milioni, fa circa il 15% del mercato continentale.

Nel frattempo, il Green Deal Ue, ma anche la Pac, chiedono maggiore equilibrio, riduzione degli sprechi e degli inquinanti, meno sfruttamento del suolo. Mancano, però, ancora analisi d'impatto complessive e alternative reali alle richieste dell'Europa. Proposte, sperimentazioni e studi che troverebbero, tra l'altro, il mondo della produzione pronto a nuove sinergie e stress test per adottare soluzioni più innovative e sostenibili. Del resto, la situazione che si prospetta non è nuova per il settore che, già in passato, ha fatto a meno delle torbe ricorrendo ad altre tipologie di terriccio.

"Siamo chiaramente molto preoccupati -è intervenuto il presidente dell'Associazione Florovivaisti Italiani, Aldo Alberto-. Di fatto non ci sono sviluppi importanti su una nuova fase senza torbe che sappiamo bene non essere risorsa infinita, sempre meno disponibile e più costosa. Siamo di fronte a cambiamenti epocali e pronti a essere protagonisti della transizione green -ha aggiunto Aldo Alberto- ma come imprenditori florovivaistici sul campo, ci rendiamo conto che non c'è adeguata ricerca in materia, gli studi si perdono all'ultimo meglio e, quindi, non hanno ricadute sperimentali sulle aziende. Non c'è attenzione sul tema ed è quella che chiediamo a istituzioni, università e imprese produttrici per fare squadra e lavorare insieme su questo fronte. Non possiamo garantire sostenibilità, se la tenuta delle imprese, e quindi del loro reddito, viene compromessa da costi produttivi in escalation e investimenti su ricerca e innovazione che vanno ancora calati sulle esigenze del mondo agricolo e florovivaistico".

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