Italia markets close in 3 hours 18 minutes
  • FTSE MIB

    19.146,28
    +60,33 (+0,32%)
     
  • Dow Jones

    28.210,82
    -97,97 (-0,35%)
     
  • Nasdaq

    11.484,69
    -31,80 (-0,28%)
     
  • Nikkei 225

    23.474,27
    -165,19 (-0,70%)
     
  • Petrolio

    40,38
    +0,35 (+0,87%)
     
  • BTC-EUR

    10.919,83
    +1.590,42 (+17,05%)
     
  • CMC Crypto 200

    260,51
    +15,62 (+6,38%)
     
  • Oro

    1.916,70
    -12,80 (-0,66%)
     
  • EUR/USD

    1,1829
    -0,0038 (-0,32%)
     
  • S&P 500

    3.435,56
    -7,56 (-0,22%)
     
  • HANG SENG

    24.786,13
    +31,71 (+0,13%)
     
  • Euro Stoxx 50

    3.180,94
    +0,24 (+0,01%)
     
  • EUR/GBP

    0,9029
    +0,0007 (+0,08%)
     
  • EUR/CHF

    1,0726
    -0,0005 (-0,05%)
     
  • EUR/CAD

    1,5560
    -0,0020 (-0,13%)
     

Fmi migliora stima Pil Italia, ma la ripresa resta incerta

webinfo@adnkronos.com
·3 minuti per la lettura

Il Fondo Monetario Internazionale migliora le previsioni sul Pil italiano nel 2020, stimando nel World Economic Outlook il crollo legato alla pandemia di coronavirus al 10,6%, un valore di 2,2 punti migliore rispetto a quanto ipotizzato a giugno scorso ma lontano dal -9% indicato dal nostro governo. Revisione al ribasso invece per la ripresa attesa nel 2021 con un recupero di Pil del 5,2%, ovvero 1,1 punti in meno della precedente stima. Per il quarto trimestre dell'anno il calo previsto è dell'8,0% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il Fondo formula anche una previsione al 2025, anno in cui il Pil italiano potrebbe crescere dello 0,9%.

Le diverse stime del Fondo rappresentano il calo più forte - su anno e su trimestre - fra le principali economie avanzate, con l'eccezione della Spagna che, anche alla luce di lockdown più lunghi ed estesi di quelli finora affrontati dall'Italia, dovrebbe terminare l'anno con un Pil a -12,8% (invariato rispetto alla previsione di giugno) ma con un miglioramento del rimbalzo atteso nel 2021, con un +7,2%, in crescita di 0,9 punti rispetto alle valutaizoni precedenti.

Picco debito al 161,8% - Per l'Italia si preannuncia quest'anno un disavanzo record dei conti pubblici (nettamente superiore alle stime del governo Conte) con un deficit stimato al 13% del Pil, e con un trend appena migliore negli anni successivi: -6,2% nel 2021 e -2,5% nel 2022, grazie anche all'attesa crescita del prodotto interno lordo. L'Fmi nel World Economic Outlook appena diffuso vede anche per il 2020 un picco del rapporto debito/pil, che dovrebbe balzare al 161,8% (-27 punti rispetto al 134,8% del 2019) per poi scendere al 158,3% il prossimo anno e al 152,6% nel 2022.

Il disavanzo pubblico italiano, per quanto notevole, non è tuttavia il più forte fra le principali economie avanzate, visto che alla luce dei forti interventi di stimolo e del parallelo calo del Pil negli Usa il deficit dovrebbe toccare il 18,7% (in pratica triplicando il già forte 6,3% del 2019), dato che farebbe balzare il debito al 131,2%, in una corsa senza fine, visto che nel 2022 ci sarebbe un altro picco al 136,9%. Buco significativo anche nei conti del Regno Unito (quest'anno con un deficit al 16,5% e un rapporto debito Pil al 108%), così come in Giappone (-14,2% e debito record al 266,2%) o in Canada (deficit al 19,9% e debito al 114,6%). Spicca il ritorno del disavanzo dei conti pubblici in Germania che , dopo otto esercizi in attivo, dovrebbe registrare quest'anno un -8,2% seguito da un -3,2% nel 2021: 'ritorno alla normalità', tuttavia, atteso nel 2022 con un nuovo avanzo dell'1,0% che, grazie anche alla crescita del pil, riporterebbe il debito sotto la 'quota Maastricht' del 60%, per l'esattezza al 59,5%.

Nel 2020 recessione globale a -4,4% - "L'economia globale si sta riprendendo, ma la risalita sarà probabilmente lunga, irregolare e incerta", scrive il Fondo che stima per il 2020 "una recessione un po 'meno grave di quanto previsto a giugno, ma ancora profonda" con un Pil mondiale a -4-4%. La revisione (+0,8 punti rispetto a metà anno) "è dovuta - spiega la capo economista del Fondo Gita Gopinath - a risultati un po 'meno disastrosi nel secondo trimestre, nonché a segnali di una ripresa più forte nel terzo trimestre, compensati in parte da peggioramenti in alcune economie emergenti e in via di sviluppo".

Spicca, ad esempio il ritorno della Cina alla crescita "più forte del previsto" mentre i dati "sarebbero stati molto più deboli se non ci fossero state risposte fiscali, monetarie e normative imponenti, rapide e senza precedenti che hanno mantenuto il reddito disponibile per le famiglie, protetto il flusso di cassa per le imprese e sostenendo l'erogazione di crediti". "Nel complesso - spiega il Fondo - queste azioni hanno finora impedito il ripetersi della catastrofe finanziaria del 2008-2009".