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Fmi: valore criptoasset supera 2.000 mld, decuplicato da inzio 2020

·3 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Roma, 1 ott. (askanews) - A dispetto di furti informatici, token quotati che spariscono, crolli repentini - e una sempre più evidente ostilità delle autorità di mezzo mondo - il valore globale dei criptoasset si è decuplicato in meno di due anni (da inizio 2020 ad oggi), arrivando a sorpassare l'equivalente di 2.000 miliardi di dollari nel settembre appena concluso. Intanto "sta proliferando un intero ecosistema" collegato a questi asset, con "piattaforme di scambio, portafogli, cercatori (miners)" a cui si aggiungono emittenti di stablecoin.

Ma in una analisi pubblicata in parallelo al capitolo II del Global Financial Stability Report, tre esponenti del Fondo monetario internazionale avvertono che mancano pratiche operative e di governance adeguate.

Le piattaforme di scambio di cripto asset hanno assistito a fasi di crolli rilevanti durante i periodi di volatilità e turbolenza dei mercati. E gli autori dello studio notano come ci siano stati anche numerosi casi di "furti informatici" di fondi di clienti. Finora questi episodi non hanno avuto effetti destabilizzanti sulla finanza "tuttavia se i cripto asset diventassero maggiormente diffusi la loro importanza in termini di implicazioni per l'economia è destinata ad aumentare".

Lo studio è firmato da Dimitris Drakopoulos, esperto di analisi della divisione monetaria e mercati dei capitali del Fmi, Fabio Natalucci, vicedirettore della stessa divisione e Evan Papageorgiou, vicedirettore della divisione Global Markets Monitoring & Analysis del Fmi.

Secondo i tre autori i rischi a carico della tutela dei consumatori restano "consistenti", data l'inadeguatezza o la limitata trasparenza e vigilanza su questi asset. Si cita come esempio il fatto che finora sono stati "quotati" oltre 16.000 token in diverse piattaforme, tuttavia al momento ne rimangono solo 9000 "mentre gli altri sono semplicemente spariti".

Molti di questi token non hanno volumi di scambio o addirittura gli sviluppatori hanno semplicemente abbandonato il progetto. Secondo gli esperti del Fmi alcuni sono stati creati "esclusivamente con scopi speculativi o addirittura per frodi".

Non è finita : "lo pseudo anonimato dei cripto asset crea anche lacune di informazioni per le autorita di vigilanza che possono, a loro volta, creare aperture tramite cui effettuare riciclaggio o finanziamento di attività terroristiche", si legge. E quand'anche le autorità dovessero essere in grado di tracciare le transazioni illecite, potrebbero non essere poi in grado di identificare le parti coinvolte in questi scambi.

C'è poi problemi un problema non indifferente di coordinamento delle autorità dei vari Paesi, dato che prevalentemente le transazioni sui cripto avvengono tramite entità che operano in centri finanziari offshore. Questo rende non solo difficile ma quasi impossibile vigilanza e tutela delle regole senza cooperazione internazionale.

Proprio per questo la prima delle raccomandazioni proposte policymaker passa dal miglioramento del coordinamento internazionale. Bisogna poi dare attuazione agli standard globali già esistenti, Anche se questi ultimi presentano il problema di limitare il loro raggio d'azione alla lotta al riciclaggio e al controllo dell'esposizione da parte delle banche sui cripto. Bisogna intervenire su altre aree, dice lo studio: come pagamenti sistemi di clearing e settlement così come sul ruolo delle stablecoin.

In generale le regole dovrebbero essere proporzionate ai rischi che pongono ed allineate a prodotti simili (si citano come esempi i conti correnti bancari o i fondi monetari). Infine, l'analisi suggerisce di lavorare su attività che creino una competizione con questi cripto asset: come le valute digitali delle banche centrali e il miglioramento di efficienza e velocità dei sistemi di pagamento transfrontalieri attuali.

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