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FMI vuole la carbon tax che in Svezia s'è già dimostrata inutile

Francesco Simoncelli
 

L'FMI di recente ha pubblicato un nuovo studio che spinge i governi di tutto il mondo ad approvare "una carbon tax globale" che dovrebbe salire a $75/ton entro il 2030, al fine di limitare il riscaldamento globale al limite "sicuro" di 2 gradi Celsius. Al fine di rassicurare i lettori allarmati che una simile tassa sia fattibile, un post sul blog del FMI ha spiegato: "La Svezia ha dato il buon esempio. La sua carbon tax è di $127/tonnellata e ha ridotto le emissioni del 25% sin dal 1995, mentre da allora l'economia è cresciuta del 75%."

Poiché gli stessi scrittori dell'FMI lo hanno considerato un "buon esempio" di come funzionano le tasse, analizziamo la situazione più da vicino. Vedremo come gli Stati Uniti hanno avuto un "successo" paragonabile nel ridurre le emissioni e nel preservare la crescita economica, sebbene il governo federale abbia posto pochi limiti sulle emissioni di gas serra. Il caso della Svezia, lungi dal dimostrare i benefici della carbon tax globale, dimostra che una nuova tassa sarà principalmente dolorosa e produrrà uno scarso guadagno.

La carbon tax in Svezia

Lo stesso governo svedese è molto orgoglioso della sua carbon tax, introdotta nel 1991 ad un livello di 250 SEK (circa €24 all'epoca) e che è salita a 1180 SEK nel 2019, circa €114 o $ 126 ai tassi di cambio correnti. Il governo svedese ha pubblicato questo grafico che rimarca le stesse affermazioni fatte nel post del FMI.

Fonte: Dipartimenti statali della Svezia

La morale della favola è chiara: nonostante quella che sembra essere una carbon tax piuttosto aggressiva, l'economia è cresciuta del 78% tra il 1990 e il 2017, mentre le emissioni di gas serra sono diminuite di circa un quarto. Questo non prova che i negazionisti sbagliano? Con la volontà politica appropriata, o almeno così sembra, si possono ottenere tagli significativi alle emissioni senza distruggere l'economia. Prendi questo, Fox News!

Svezia & Stati Uniti

Ma aspettate un secondo... e se seguissimo le stesse metriche negli Stati Uniti?

Bene, dal 1990 al 2017 il PIL reale è cresciuto del 93% rispetto al 78% della Svezia.

È vero che gli Stati Uniti non hanno sperimentato un calo delle emissioni, ma anche se la produzione è quasi raddoppiata, le emissioni sono risultate quasi piatte durante suddetto periodo di tempo, come mostra questo grafico dell'EPA:

Fonte: Ente protezione ambiente

Dei gas serra tracciati dall'EPA in questo grafico, dal 1990-2017 le emissioni totali annue (in termini di CO2-eq) sono aumentate solo dell'1%.

È sorprendente? Scommetto che la maggior parte degli americani non aveva idea che i contributi annuali degli Stati Uniti ai gas serra siano rimasti pressoché invariati per due decenni consecutivi.

Combinare le misure

Quindi ora ci chiediamo come sono andate la Svezia e gli Stati Uniti, quando combiniamo le due metriche. Cioè, quanto hanno fatto la Svezia e gli Stati Uniti nel ridurre le emissioni di gas serra per unità di PIL reale.

Nel caso della Svezia, ricordate che le sue emissioni sono diminuite del 26% mentre la sua economia è cresciuta in termini reali del 78%. Pertanto le emissioni/PIL svedesi sono diminuite del 58% dal 1990 al 2017.

Nel caso degli Stati Uniti le sue emissioni sono aumentate dell'1% mentre il suo PIL reale è aumentato del 93%. Quindi le emissioni/PIL americane sono calate del 48%.

E il gioco è fatto: nonostante la carbon tax draconiana della Svezia che ora ammonta a $126/ton, equivalente a circa $1,10 al gallone in tasse extra alla pompa di benzina, i suoi progressi nel ridurre le emissioni conservando al contempo una crescita economica non sono stati molto migliori rispetto all'esperienza degli Stati Uniti. Giusto per ripetere, la Svezia negli ultimi due decenni ha ridotto le sue emissioni del 58%, mentre gli Stati Uniti le hanno ridotte del 48%.

Altri Paesi

Possiamo ottenere una prospettiva migliore osservando i grafici della Banca Mondiale, che mostrano le emissioni di CO 2 divise per la produzione economica. (Si noti che questi grafici includono solo l'anidride carbonica, non altri gas serra, e anche che le loro basi economiche sono probabilmente diverse rispetto ai calcoli che abbiamo appena fatto, ma ciò che è importante è il progresso relativo tra i diversi Paesi. Inoltre i dati della Banca Mondiale vanno solo fino al 2014.)

Innanzitutto ecco un grafico che mostra solo la Svezia, gli Stati Uniti e la Germania, la cui reputazione è di forte combattente contro i cambiamenti climatici e Paese responsabile.

Fonte: Banca Mondiale

Quindi sì, gli Stati Uniti emettono più anidride carbonica per unità di produzione economica rispetto alla Germania e alla Svezia. (Ciò non sorprende se si tiene a mente quanto siano grandi gli Stati Uniti e quanta più gente guidi rispetto agli europei.) D'altro canto hanno anche fatto il maggior progresso tra i tre Paesi summenzionati nel ridurre tale misura, in termini assoluti.

Anche se queste tre nazioni "non facessero nulla" di più e la storia si ripetesse, il divario probabilmente continuerebbe a ridursi. La ragione per cui gli Stati Uniti vedrebbero aumentare ancor più le loro emissioni (in termini assoluti) rispetto a Svezia o Germania sarebbe un aumento della produzione industriale.

La cosa si fa veramente interessante quando aggiungiamo la Cina. Guardate ora il grafico.

Fonte: Banca Mondiale

Una volta inclusa la Cina, vediamo che gli Stati Uniti assomigliano ancora di più a Germania e Svezia. Mostra anche perché, se gli ambientalisti dovessero insegnare ai governi a limitare le loro emissioni, dovrebbero concentrarsi sulla Cina, dove la situazione è "peggiore".

Conclusione

Questo post potrebbe rompere molte uova nel paniere degli ambientalisti. E sì, penso che una carbon tax sia inutile. D'altra parte, il mio post dovrebbe rappresentare una fonte di ottimismo per coloro che pensano che il cambiamento climatico sia un problema serio, ma che non si può risolvere con soluzioni politiche. Come mostrano i grafici sopra, la normale crescita economica riduce naturalmente le emissioni per unità di produzione e il "miglioramento" è stato più rapido negli Stati Uniti e in Cina rispetto agli altri Paesi occidentali più regolamentati.

Per avere un'idea più chiara del perché la Svezia, ad esempio, non abbia visto riduzioni più drastiche delle emissioni e al contempo non abbia visto un collasso economico, guardate questa tabella presa a pagina 3 dello studio del FMI:

Fonte: Fondo Monetario Internazionale

Quindi, anche se attualmente ha una carbon tax di circa $127 (usando le loro conversioni di valuta), questa tassa draconiana si applica solo al 40% delle emissioni di gas serra della Svezia. In teoria sarebbe più sensato, sia economicamente sia in termini di riduzione dell'anidride carbonica di origine umana, applicare un'imposta più bassa ad una base più ampia. Eppure le realtà politiche hanno limitato l'efficacia della carbon tax, anche in Svezia.

Nonostante le affermazioni contrarie del FMI, il caso della Svezia dimostra che una "soluzione" politica ai cambiamenti climatici è inefficace. Anche se alcuni segmenti dell'economia svedese sono stati colpiti da un'imposta punitiva, i progressi complessivi nella riduzione delle emissioni pur mantenendo viva la crescita economica sono stati modesti rispetto a quelli degli Stati Uniti. E qualunque cosa faccia l'Occidente, la vera azione sulle emissioni di gas serra nel prossimo secolo dovrà avvenire in Cina.

Tutto sommato, il caso della Svezia rafforza il mio punto di vista generale: il cambiamento climatico causato dall'uomo, sebbene qualcosa da monitorare, non è affatto una crisi immediata. Invece una strategia molto più sensata sarebbe quella di favorire la crescita economica, mentre si lasciano lavorare vari team di scienziati su diverse strategie per affrontare i cambiamenti climatici che sono lontani decenni (se non secoli) da ora.

Di Robert P. Murphy

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online