Sospesa l'IMU a giugno, ma il rimborso arriverà mai?

Prima rata dell’Imu sospesa.
A giugno non si aprirà il portafogli per pagare l’imposta. La conferma, arrivata oggi dal premier Enrico Letta, sigla il patto politico-economico tra Pd e Pdl. Era già nell’aria, ma resta comunque un nodo ancora da sciogliere.
Da un lato, infatti, resta salda la volontà del centrodestra di abolirla del tutto e rimborsare quanto è stato pagato. Dall’altra c’è un centrosinistra propenso a una ridefinizione più articolata che non vada a gravare sui proprietari di una sola casa con basso reddito ma che, per il momento, non contempla una restituzione di quanto già versato.

La questione cruciale, però, è un’altra: dove vengono trovati i soldi per il rimborso dell’imposta municipale sugli immobili?

Secondo alcune indiscrezioni riportate da Milano Finanza l’ipotesi più accreditata è quella di usare una speciale emissione di Btp che arriverebbe sulla scia del successo di quella chiamata “Btp Italia”. Scelta, questa, che potrebbe portare a trovare, se non tutto, parte del capitale necessario. Il costo è notevole: 4 miliardi di euro che verrebbero coperti da una serie di tagli alla spesa e dai proventi dell’accordo con la Svizzera sulla doppia imposizione fiscale.

E’ presto, comunque, per leggere questa opzione come soluzione definitiva. Infatti sul caso Bruxelles dovrà dire la sua visto che il rimborso dell’Imu porterebbe a deficit e aumento di debito (con nuove e maggiori tasse, interessi da pagare compresi). C’è da fare quindi i conti con l’Europa, oltre che con il pareggio di bilancio dell’Italia, a rischio davanti a una correzione del genere. Le cose, dal Governo Monti ad oggi, non sono cambiate in modo radicale, e Letta si trova di fronte agli stessi impegni con la Ue del professore.

Per questo pare difficile, sebbene non improbabile, trovare la quadra e varare una manovra incisiva per soddisfare l’Europa che sia, al tempo stesso, capace di alleggerire le famiglie italiane.

Mentre Mario Monti resta inflessibile sull’abolizione dell’imposta, valutando solo una riduzione, Andrea Olivero di Scelta Civica è più propenso a vagliare l’ipotesi di una cancellazione sulla prima casa “non proprio per tutti ma per i ceti medi e medio-bassi”. Posizione che si allinea a quella tenuta dal Pd in campagna elettorale, orientato a un taglio della tassa per chi ha pagato fino a 500 euro lo scorso anno. Senza però lasciare spazio per la restituzione di quanto pagato nel 2012.

Ma i cambiamenti degli ultimi giorni, con la compagine di Governo allargata, potrebbero modificare la posizione del centrosinistra. Posizione dalla quale già si discostava il socialista Riccardo Nencini, pronto a cancellare tout court l’Imu.

Tra le ipotesi in campo per rendere fattibile un rimborso, infine, c’è quella dell’ex ministro Ignazio La Russa che vede la soluzione di tutti i mali nell’emissione di “titoli di Stato a 10 anni, quindi senza costi per l’Italia, per rimborsarli con gli interessi che Mps deve pagare per il prestito che ha avuto dal governo Monti”.
Qualunque sia la soluzione, la strada che tutti devono percorrere è una: trovare i soldi per il rimborso dando vita al cosiddetto “compromesso fiscale” dal quale dipende la tenuta del Governo.

E’ invece un altro ancora il nodo da sciogliere secondo il professore di Scienza delle Finanze all’università Cattolica di Milano Massimo Bordignon: la base imponibile dell’Imu da rivedere perché definita male e “costruita a partire da un catasto antico e dunque ormai poco rappresentativo dei valori di mercato delle abitazioni”.

Secondo l’esperto, infatti, il superamento di questo e di altri problemi (come di chi sia la responsabilità dell’imposta, visto che una parte del gettito va allo Stato e non al Comune) andrebbero sciolti in sede di riforma dell’imposta senza che il dibattito politico assuma “i toni di una crociata ideologica”.

E’ ovvio che in un Paese “di proprietari di abitazioni – incalza Bordignon - proporre l’eliminazione dell’imposta susciti consensi diffusi ed entusiasmi bipartisan. Ma si deve tener conto anche delle alternative: dove trovare le risorse per finanziare l’eliminazione, in primo luogo, ma anche chiedersi a quali altri utilizzi, diversi dall’abolizione dell’Imu, si potrebbero destinare quelle stesse risorse”.

A questo proposito vanno considerate anche altre, meno rassicuranti, alternative. O meglio, rischi. In testa un’abolizione Imu alla quale, a fare da contraltare ci siano incrementi di Iva o Irpef.  Il pericolo è che i 4 miliardi di gettito Imu sulla prima casa (che diventerebbero otto se, come vuole il Pdl, si restituisse anche l’imposta già pagata) vengano trovati aumentando le tasse sui redditi dei lavoratori o delle imprese, e sui consumi. Cercare di ridurre la spesa pubblica per questo scopo, invece, non è impossibile. Anche se non è chiaro quali siano le voci da tagliare e, a fronte di una spinta all’abolizione, c’è ancora poca chiarezza su dove vengano trovati i fondi necessari.

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