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Food Industry Monitor: in 2020 alimentare -1% ma ripresa iniziata

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Image from askanews web site
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Roma, 2 lug. (askanews) - Nel 2020, il settore alimentare ha registrato una contrazione della crescita dell'1% (ROS -3,8%), rispetto al -8,9% dell'economia italiana. La flessione del settore è dovuta principalmente alla contrazione del segmento Ho.Re.Ca. e alla riprogrammazione degli investimenti in capacità produttiva, che sono stati posticipati alla fine dell'anno. Il 2021 e 2022, però segneranno subito una ripresa, con una crescita prevista di poco inferiore al 6% annuo (ROS 6,8%), un tasso superiore alla previsione di crescita del Pil italiano (4,5/5%). E la ripresa riguarderà anche l'export che nel biennio 2021-2022 si prevede in aumento mediamente del 3%. Sono alcuni dei risultati presentati questa mattina del Food Industry Monitor, l'osservatorio di riferimento sul settore food italiano realizzato ogni anno dall'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in collaborazione con Ceresio Investors. L'analisi valuta le performance delle aziende, l'evoluzione dei modelli di business e i trend di mercato nazionali e internazionali.

Cresceranno di più i comparti delle farine e del packaging, e quest'ultimo in particolare beneficerà della spinta del redesign sostenibile. I settori del caffè e del vino saranno interessati da crescite importanti, trainate dalla forte ripresa del segmento Ho.Re.Ca. Molto bene anche le previsioni per il comparto del food equipment, trainato dai nuovi investimenti stimolati dal piano di recovery.

L'edizione 2021 (la settima) è dedicata al rapporto tra performance economiche e scelte strategiche delle aziende agroalimentari in tema di sostenibilità e innovazione.

Dall'analisi si rileva che l'81% delle aziende intervistate si ritiene sostenibile e il 56% ha già messo in atto una strategia di sostenibilità. Il 78% ha nella propria gamma uno o più prodotti sostenibili, ma la scelta non si limita ai processi produttivi: il 54% è intervenuto sul packaging e il 44% valuta la sostenibilità anche dei propri fornitori, nel momento in cui li seleziona. Inoltre, il 74% delle aziende ritiene che attuare una strategia di comunicazione sul tema abbia un impatto positivo sulle vendite, nonostante il 63% ritenga che processi produttivi sostenibili implichino un aumento dei costi aziendali.

Alessandro Santini, Head of Corporate & Investment per Ceresio Investors, ha spiegato che "il 93% delle aziende dichiara di aver realizzato negli ultimi 5 anni investimenti in sostenibilità e l'80% effettuerà ulteriori investimenti nei prossimi 3 anni. Mediamente le aziende italiane hanno incrementato i propri investimenti in sostenibilità del 38,8% negli ultimi 5 anni, a testimonianza dell'inizio di un trend di cambiamento strutturale".

L'osservatorio ha valutato le performance di 854 aziende con un fatturato aggregato di 66 miliardi di euro, ovvero il 75% di tutte le società di capitale operanti nel settore. Sono stati presi in esame 15 comparti, per ciascuno dei quali è stato selezionato un campione, rappresentativo dell'offerta, costituito da aziende di medie e grandi dimensioni, con sede strategica e operativa in Italia, nel periodo 2009-2020, facendo riferimento a quattro profili: crescita, redditività, produttività e struttura finanziaria. I comparti analizzati sono: acque minerali, birra, caffè, conserve, distillati, dolci e prodotti da forno, farine, food equipment (attrezzature), packaging, prodotti lattiero-caseario, olii, pasta fresca e secca, derivanti della carne, surgelati, vino.

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