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Forex, dollaro prende fiato sotto max da 20 anni, guarda Fed

George Washinton raffigurato sulle banconote da un dollaro

(Reuters) - Il dollaro oscilla appena sopra il minimo di una settimana, mentre i mercati hanno ridotto le probabilità di un aumento dei tassi della Federal Reserve di un punto percentuale questo mese.

I futures sui Fed funds scontano all'81% un incremento di 75 punti base al Fomc del 26-27 luglio.

L'indice del biglietto verde - che misura la sua forza rispetto a sei tra le principali controparti - è piatto intorno a 107,46. La scorsa settimana era salito fino a 109,29, un livello che non si vedeva dal settembre 2002.

L'euro, che è la valuta più pesante nell'indice del dollaro, cede lo 0,13% ma dopo aver guadagnato circa lo 0,6% durante la notte nel secondo giorno di forte progresso.

Giovedì la moneta unica è piombata fino a 0,9952 dollari per la prima volta dal dicembre 2002, sotto la pressione dell'incertezza per l'aggravarsi della crisi di approvvigionamento energetico nella zona euro.

In questo quadro, la Bce è pronta ad aumentare i tassi di interesse giovedì per la prima volta in più di un decennio. La banca centrale ha anticipato una mossa di 25 punti base, ma l'inflazione elevata ha spinto alcuni operatori a ipotizzare un rialzo di mezzo punto.

Lo yen balla vicino ai minimi da 24 anni in vista delle decisioni di Bank of Japan di giovedì, con l'istituto che si è impegnato ripetutamente negli ultimi giorni a mantenere una politica ultra-accomodante.

Il dollaro è poco mosso e non troppo lontano dal picco di giovedì a 139,38, massimo da settembre 1998.

Sostanzialmente invariata anche la sterlina intorno a 1,1954 dollari dopo essere scivolata durante la notte dal massimo di una settimana raggiunto ieri a 1,2032 dollari.

Giovedì la valuta britannica è crollata a 1,1761 dollari per la prima volta dal marzo 2020, mentre Londra è alle prese con un'acrimoniosa e divisiva competizione per la sostituzione del primo ministro Boris Johnson.

Forte il dollaro australiano dopo che le minute di Royal Bank of Australia hanno mostrato che i policymaker ritengono necessario un ulteriore inasprimento monetario in chiave anti-inflazione.

(Versione italiana Valentina Consiglio, editing Gianluca Semeraro)

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