Licenziamenti Fiat: Fornero indignata

Fiat dice di volere puntare sulla produzione italiana, sui marchi nobili e di voler sfidare i tedeschi con l’alta gamma, con l’Alfa Romeo (in produzione a Cassino e a Mirafiori) e con la Maserati (assemblata a Grugliasco), ma intanto applica la “legge del taglione” alla sentenza d’appello che lo scorso 19 ottobre le ha imposto l’assunzione dei 19 metalmeccanici iscritti alla Fiom che avevano deciso di ricorrere individualmente contro la mancata assunzione nella newco di Pomigliano d’Arco (Na). La posizione del gruppo guidato da Sergio Marchionne è chiara: per 19 assunzioni si renderà necessaria la mobilità di 19 dipendenti. E stavolta anche il Governo dice la sua e chiede a Fiat di fare un passo indietro.

I 19 metalmeccanici sono i primi dei 145 che la newco dovrà assumere entro sei mesi dalla sentenza: avendo ricorso individualmente hanno la priorità rispetto agli altri. Due settimane fa la Corte d’Appello ha confermato la sentenza di primo grado dello scorso 21 giugno che aveva condannato Fiat per comportamento antisindacale: al momento dell’assunzione dei 2.093 dipendenti della Fabbrica Italia Pomigliano (Fip), infatti, nessuno di questi risultava iscritto alla Fiom. Una coincidenza? Forse no visto che Fiom è la sigla sindacale che non ha firmato né il nuovo contratto di Pomigliano d’Arco, né quello di Mirafiori, nonostante in entrambi i casi i referendum tra gli operai avessero dato esito positivo alle proposte di riorganizzazione del gruppo Fiat. A questo punto Fiom ha fatto la sua contromossa avviando una causa collettiva contro Fiat sulla base di una normativa specifica del 2003 che recepisce direttive europee in materia di discriminazioni sul lavoro.

La risposta di Fiat alla sentenza d’appello è stata coerente con quella espressa dopo il primo grado: “Fip non può esimersi dall'eseguire quanto disposto dall'ordinanza - conclude la nota - e, non essendoci spazi per l'inserimento di ulteriori lavoratori, è costretta a predisporre nel rispetto dei tempi tecnici gli strumenti necessari per provvedere alla riduzione di altrettanti lavoratori operanti in azienda. A tale fine oggi è stata avviata una procedura di mobilità per riduzione di personale di 19 unità ai sensi della Legge 223/91.

Eccola qui la lex talionis, il biblico “occhio per occhio, dente per dente” che è stato accolto con dissenso nel Governo dei tecnici, quasi sempre accondiscendente con le scelte del Lingotto. “Non entro nel merito di decisioni interne – ha dichiarato il ministro per lo Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera – ma non mi è piaciuta la mossa che è stata fatta”. Il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha invitato la Fiat “a soprassedere all'avvio della procedura di messa in mobilità del personale, in attesa della verifica di una possibilità di dialogo che non riguardi soltanto il fatto specifico, ma l'insieme delle relazioni sindacali in azienda”. Sempre Fornero ha constatato “con rammarico e preoccupazione la novità della fattispecie che fa evolvere le relazioni industriali nel senso dello scontro e dell'indurimento della contrapposizione, la mancanza di volontà di dialogo di entrambe le parti e l'assenza di una posizione comune da parte sindacale”. La decisione della messa in mobilità da parte di Fiat è una risposta “politica” molto forte a una sentenza giuridica: cosa succederà nei prossimi mesi con l’assorbimento in organico dei 145 iscritti a Fiom?

Anche dal mondo dell’industria arrivano giudizi impietosi sulla vicenda. Diego Della Valle, presidente di Tod’s, lancia un appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al premier Mario Monti affinché intervengano e richiamino “Marchionne e gli Agnelli al rispetto e al senso di responsabilità che, dato il ruolo che ricoprono, devono al Paese e a tutti gli italiani”.