Ftse Mib sotto i 14.000, petrolio ai minimi da febbraio

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Proseguono in deciso calo gli indici statunitensi dopo i dati sul mercato del lavoro di oggi. Il Dow Jones Industrial Average cede l’1,23%, mentre il Nasdaq 100 (Nasdaq: ^NDX - notizie) fa segnare un -1,9% e l’S&P 500 (SNP: ^GSPC - notizie) un -1,44%. Male anche le borse europee, con il Ftse 100 (Euronext: VFTSE.NX - notizie) di Londra che ha terminato le contrattazioni a -1,93%, mentre il Dax (Xetra: ^GDAXI - notizie) di Francoforte ha fatto registrare un -1,99% e il Cac (Francoforte: 924169 - notizie) di Parigi un -1,9%. Gli indici, dopo aver recuperato le perdite della mattinata a metà seduta, hanno virato in negativo dopo i dati statunitensi sui non farm payrolls di aprile, risultati sotto le attese. Gli investitori preferiscono rimanere liquidi in vista del week end elettorale in Europa (Francia e Grecia). I mercati probabilmente vorranno vedere un esito schiacciante in entrambi i Paesi per non compromettere la governabilità dell’esecutivo vincente. Non escludiamo che i mercati possano attendere l’esito elettorale delle amministrative tedesche per decidere se entrare o meno sul mercato.

Italia: Ftse Mib (Milano: FTSEMIB.MI - notizie) chiude sotto 14.000, prossimo livello a 13.600 punti A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato in calo dell’1,41% a 13.918 punti. Contrastati i bancari, con Banco Popolare (Francoforte: A0MWJR - notizie) che ha chiuso a +1,,6%, mentre Ubi ha chiuso a -1,42%. Male Fiat (-3,62%). Tra le utility, Telecom Italia (EUREX: TQIF.EX - notizie) cede l’1,24%, mentre Enel (Madrid: ENE.MC - notizie) ha chiuso poco sopra la parità.

Valute: euro/dollaro verso 1,30 su appuntamento elettorale Tra le valute, l’euro/dollaro ha rotto al ribasso l’1,31 in chiusura sui mercati europei in scia con i brutti dati sull’occupazione statunitense. Il prossimo supporto passa per 1,3050, anche se ci attendiamo che il cambio possa andare a tentare un ulteriore test a 1,30. Non escludiamo una rottura di questo livello qualora dalle urne francesi e greche dovesse risultare un’esito incerto, che complicherebbe la posizione della Germania.

, Macro: Usa, se inflazione rallenta si apre spazio per QE3 Sul fronte macro, i salari non agricoli in Usa ad aprile sono saliti di 115.000 unità, ben al di sotto del consenso (160.000). Rivisto al rialzo il dato di marzo (a +154.000 da 120.000) e quelli di dicembre e febbraio. In calo anche il tasso di disoccupazione, all’8,1% dall’8,2% di marzo. Poco mosso il numero di disoccupati, pari a 12,5 milioni di persone. Il dato non tiene conto di circa 2,4 milioni di persone che nelle ultime 4 settimane non hanno cercato lavoro. Contributi positivi sono arrivati dal settore dei servizi alle imprese, del commercio al dettaglio e dell’health care. Male il comparto dei trasporti, in scia anche all’altro prezzo dei carburanti. Era prevedibile un dato sotto le attese dopo le stime Adp (Berlino: W7L.BE - notizie) e i dati settimanali sui jobless claims, e la reazione dei mercati lo dimostra. In generale, il dato mostra come la crescita del mercato del lavoro stia rallentando e questo fornisce spunto alla Federal Reserve di adottare una politica monetaria espansiva. Ci attendiamo che già a partire dai meeting di giugno-luglio possano essere annunciati ulteriori piani di intervento qualora il tasso di inflazione rallenti intorno al 2%.

Titoli di Stato: attenzione su spread Francia-Germania Sul fronte governativo, la prossima settimana le attenzioni si concentreranno sulle aste olandesi a lungo termine fino a 2,5 miliardi di euro e su quelle tedesche con scadenza 2017 per un ammontare di 5 miliardi di euro. Sarà importante seguire la reazione sul mercato secondario dello spread tra il decennale francese e quello tedesco a seguito della tornata elettorale.

Commodity (Euronext: COMIN.NX - notizie) : petrolio verso 90 dollari/barile , Tra le commodity, volatilità per l’oro nel corso del pomeriggio sulla scia dei dati Usa. Il metallo giallo è salito a 1.645 dollari/oncia per retrocedere sui livelli della mattinata. La sensazione è che l’oro non riesca a tenere questo supporto importante dove transita la trend line principale sul grafico settimanale e la cui rottura aprirebbe lo spazio ai 1.560 dollari/oncia. Tonfo del petrolio, con il Wti che scende ai minimi da febbraio sotto i 100 dollari/barile, a 98,00. D’altronde un prezzo sopra i 100 dollari era del tutto ingiustificato visto lo scenario macroeconomico globale ed era sostenuto solo dalla crisi iraniana. Ci attendiamo che nel medio termine l’oro nero possa spingersi sino a 90 dollari/barile.

VINCENZO LONGO Market Strategist of IG Markets Italy Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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