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Fuga pasquale

Pierluigi Gerbino
·4 minuto per la lettura

Anche quest’anno abbiamo assistito alla classica fuga pasquale americana.

Non sto parlando di frenesia da vacanze che potrebbe aver colpito gli americani, che già si sentono liberati dal virus per merito dei vaccini, assai più di quanto non sia consentito agli europei, dove le masse vengono trattenute da pesanti lockdown in casa, mentre ai ricchi sono consentite vacanze pasquali all’estero.

Mi riferisco invece al fenomeno che capita ogni anno a causa del diverso calendario di festività che seguono i mercati americani rispetto a quelli europei.

Mentre tutte le principali borse restano chiuse in occasione del Venerdì santo, la gestione del Lunedì di Pasqua è variegata. In Europa quasi tutte le Borse sono chiuse e celebrano la tradizionale Pasquetta, mentre i mercati americani sono regolarmente aperti.

Pertanto oggi assisteremo all’inseguimento degli indici europei, che dovranno recuperare la strada fatta da quelli americani con lo scatto della seconda parte della seduta di giovedì scorso, esteso con un secondo balzo nella seduta di ieri.

L’indice americano più rappresentativo, SP500, quando le borse europee giovedì scorso alle 17,30 hanno chiuso i battenti, stava a quota 4.007 punti, ed aveva già segnato per quella seduta il nuovo massimo storico, superando per la prima volta il baluardo dei 4.000 punti. Stava salendo di quasi un punto percentuale e trascinando l’indice globale di Eurolandia Eurostoxx50 a chiudere la giornata a +0,68% e la settimana con un lusinghiero +2,05%. La quota raggiunta dall’indice europeo (3.946) non si era più vista dal lontano gennaio 2008, oltre 13 anni fa.

Ma, non pago, l’indice USA ha continuato a salire per il resto della seduta di giovedì e ieri ha concesso il bis, con addirittura un gap rialzista iniziale di quasi 30 punti. Sta di fatto che in due sedute ha alzato impetuosamente il suo record storico fino a 4.084, per poi chiudere la seduta di Pasquetta a 4.078.

Eurostoxx50 oggi è così condannato ad inseguire con un gap iniziale il rialzo di Wall Street, che peraltro ha messo in mostra anche la ripresa di forza del settore tecnologico. Nasdaq100,  col poderoso +3,9% delle ultime due sedute, è riuscito a recuperare forza rispetto al generalista SP500 ed ha dato un convinto segnale di fine correzione, andando a completare un testa e spalle rovesciato con il superamento di quota 13.300, che lo proietta verso un obiettivo rialzista di area 14.400 circa. Questo significa una prospettiva di abbondante miglioramento del suo massimo storico che ora è ancora fermo a quota 13.880, raggiunta il 16 febbraio scorso.

Che cosa abbia indotto tanto entusiasmo, non è molto importante. Presumibilmente è il Piano Biden, che scaricherà altri 2 trilioni di spesa pubblica in investimenti infrastrutturali, per ammodernare l’America. Al momento l’entusiasmo per l’ennesima pioggia di denaro fa snobbare il fatto che almeno in parte il Piano sarà finanziato con aumenti di tasse sulle società.

A questo si aggiunge il progredire spedito della vaccinazione di massa, quella che in USA è già vicina al giro di boa del 50% di popolazione vaccinata, mentre in Europa non è ancora iniziata e viene rinviata di settimana in settimana. Gli americani già pregustano un ritorno accelerato alla vita normale e sognano incrementi record di PIL. Se arriverà l’inflazione pazienza. Tanto la FED ha già dichiarato di essere disposta a tollerarla. E questo significa rendimenti reali sempre più miseri e magari anche negativi. Così i Treasury verranno venduti alla FED e il denaro ricavato verrà investito a Wall Street.  

Il quadro grafico dei mercati azionari occidentali si presenta perciò ora piuttosto chiaro. Se il mercato rispetterà il modello proposto dalla teoria delle onde di Elliott, dovremmo essere entrati nel cuore dell’onda 3 del movimento secondario, all’interno dell’onda (3) del movimento primario. Questa configurazione è la più esplosiva e dovrebbe permettere all’indice SP500 di raggiungere in fretta e con correzioni poco significative l’obiettivo di area 4.400 presumibilmente in un mese o poco più. 

Poi il tradizionale Sell in may dovrebbe farci vedere un po’ di arretramento e preparare il terreno all’onda 5, anch’essa impulsiva come la 3, che ci porterà in estate dalle parti di 4.600-5.000.

Se questo fosse il destino di SP500 non possiamo pensare che gli altri indici non ne subiscano il traino, benché la situazione europea sia gravemente deficitaria nella lotta ala virus.

Il 2021 si presenta quindi come un anno denso di fuochi d’artificio.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online