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Fusione, Martin (Unipd): esperimento DTT in funzione nel 2026 -3-

Lcp
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Roma, 21 set. (askanews) - DTT può contare non solo sull'alta tecnologia ma sulla lunga tradizione e sul grande valore della ricerca fisica italiana in materia di fusione sia nell'Enea sia in università ed enti di ricerca. "In parallelo alle attività di progettazione esecutiva e realizzazione sono stati fatti significativi progressi anche nelle attività scientifiche e in particolare nello studio e nella simulazione dei processi fisici che avverranno in DTT e nella progettazione degli strumenti diagnostici per misurarli. Gruppi di lavoro coordinati da fisici italiani, con l'ausilio anche di colleghe e colleghi europei, - spiega Martin, professore ordinario di Fisica sperimentale all'Università di Padova - stanno studiando le complesse proprietà dei futuri plasmi di DTT. Questi studi, realizzati anche grazie ad avanzati codici numerici e super-calcolatori, consentono di prevedere alcuni comportamenti fisici di DTT e di fornire utili informazioni agli ingegneri per l'ottimizzazione del progetto". Nonostante alcuni ritardi dovuti alla pandemia, DTT "dovrebbe iniziare a funzionare entro il 2026". Il progetto italiano rappresenta un tassello importante nel più ampio panorama europeo e mondiale per lo studio della fusione, direttamente collegato all'esperimento ITER. "Nel lungo termine - sottolinea Martin - la fusione può dare un contributo significativo ad un paniere energetico libero da CO2 e quindi sostenibile ed ecologicamente compatibile. Punta di diamante della ricerca sperimentale sulla fusione è l'esperimento ITER, in costruzione a Cadarache in Francia e al quale partecipano Unione Europea, Giappone, Corea, Cina, Russia, Stati Uniti e India. La costruzione di Iter procede oggi speditamente. Proprio a luglio - ricorda - si è raggiunta un'importante pietra miliare, ovvero l'inizio delle attività di assemblaggio del tokamak all'interno del grande edificio che lo conterrà. C'è ancora molto da fare, ma è una tappa estremamente significativa che dimostra come il progetto proceda". "DTT - aggiunge il prof. Martin - avrà un ruolo assai importante sia per chiarire elementi essenziali sui processi fisici che regolano la gestione di grandi flussi di energia dal bordo del plasma e sia per supportare le ricerche che verranno condotte in ITER al fine di raggiungere i suoi importanti obiettivi fusionistici. Il divertore, che dà il nome all'esperimento, è infatti proprio quel componente di un dispositivo di fusione dedicato a deviare i flussi di energia in zone dove possono essere mitigati. Un nome che affonda le radici nella nostra cultura classica: ha infatti un'etimologia latina, dal verbo 'divertere', ovvero deviare, volgere altrove. DTT - conclude - sarà anche assai rilevante per la progettazione di Demo, il dispositivo che seguirà Iter e che sarà il prototipo di reattore a fusione nucleare per la produzione di energia elettrica".