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Fusioni banche? Massiah (Ubi): 'aggregazioni non tutte di successo. Valutare almeno due elementi'

Laura Naka Antonelli

Le fusioni tra le banche? Attenzione, perché non tutte le aggregazioni sono state di successo. Inoltre non sempre è facile superare alcuni ostacoli. Lo ha detto, in un'intervista rilasciata al Sole 24 Ore, l'amministratore delegato di Ubi Banca Victor Massiah, in vista del piano industriale triennale che la banca intende presentare nel primo trimestre del 2020.

Da mesi, ricorda il quotidiano di Confindustria, in Italia si parla di un riassetto che potrebbe coinvolgere, oltre a Ubi, anche BancoBpm, Bper e Mps.

Ma Massiah spiega il motivo per cui avviare fusioni di successo non sempre è facile:

"Le fusioni tra banche? Non si improvvisano. Servono analisi serie perché la storia ci dimostra che non tutte le aggregazioni sono state di successo". Ovvero? "A livello di sistema esiste indubbiamente una frammentazione che va superata. Ma servono analisi serie. In particolare con una approfondita valutazione di almeno due elementi di cui si parla poco. Il primo: i nuovi principi contabili internazionali impongono di spesare interamente all'inizio i costi di fusione, che riguardano soprattutto gli esuberi di personale. Il secondo: la attenta valutazione dei modelli interni di rating delle banche coinvolte e l'impatto della loro armonizzazione sugli indici di capitalizzazione".

Si tratta di due elementi che tuttavia, precisa Massiah, non sono "impedimenti", ma che richiedono "un attento esame sia per valutare quale sia l'opportunità migliore sia, addirittura, per decidere di non procedere ad aggregazioni in questa fase".