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G20, tra summit Roma e Cop26 l’Opec+ da cui Biden vuole più greggio

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Image from askanews web site
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Roma, 30 ott. (askanews) - Mentre le trattative su clima e taglio alle emissioni di CO2 già si prefigurano impegnative, con l'atteggiamento della Cina viene guardato da vari paesi come un serio problema in vista della conferenza Cop26 di Glasgow, a complicare la situazione potrebbero aggiungersi le manovre che dietro le quinte, secondo alcune ricostruzioni di stampa, Usa e Giappone starebbero conducendo per aumentare l'offerta di petrolio.

L'amministrazione Biden, infatti, assieme a Tokyo, secondo Bloomberg starebbe pressando i paesi dell'Opec "plus", il tradizionale cartello degli esportatori di greggio, a cui si aggiungono altri grandi produttori non allineati, a cominciare dalla Russia, per aumentare l'offerta, mentre i rincari del greggio e di altre fonti fossili, in particolare il gas, stanno contribunedo a forti aumenti dell'inflazione in molte economie, e sembrano sempre più un potenziale freno anche alla crescita economica.

Del G20 fa parte anche l'Arabia Saudita, primo produttore globale e dell'Opec, e al vertice di Roma è giunto il ministro degli Esteri, mentre l'anziano re Salman ha inviato un videomessaggio che è stato trasmesso subito dopo il saluto iniziale del presidente del Consiglio, Mario Draghi. Del G20 fa parte anche la Russia, il cui presidente Vladimir Putin a sua volta non è fisicamente presente a Roma.

Intanto, i rincari del greggio, date le ricadute in termini di elevata inflazione, stanno mettendo in difficoltà le banche centrali sul mantenimento di politiche monetarie ultra espansive, mentre si cerca di continuare a sostenere la ripresa post crollo da lockdown anti Covid. La dinamica di recupero resta positiva, ma nell'ultimo trimestre sembra avere accusato una parziale perdita di slancio.

Il forte rimbalzo dell'economia, che ha superato le aspettative e colto di sorpresa molti osservatori, ha visto i livelli di domanda superare l'offerta in molti segmenti, tra cui l'energia. Gli esportatori di petrolio hanno sì aumentato le forniture che erano state drasticamente tagliate durante il collasso di attività da lockdown, ma hanno mancato di accentuare la ripresa dell'offerta come chiedevano vari Paesi.

Intanto la Cina sta di fatto aumentando l'utilizzo di carbone, considerato peraltro la fonte peggiore sulle emissioni di CO2. Il presidente Xi Jinping non è fisicamente presente al G20, si collegherà, e anche India e Russia vengono accusate di non fare abbastanza sul taglio delle emissioni, che dovrebbe contribuire a limitare l'aumento delle temperature globali.

La Russia, poi, sta conducendo una partita in parallelo con l'Europa sulle forniture di gas, i cui prezzi sono balzati ai massimi storici con la domanda aumentata anche più che sul petrolio, dato che questa fonte viene utilizzata anche per bilanciare le carenze di produzione di energia dalle fonti rinnovabili, su cui l'Eropa sta spingendo con forza. E quest'anno, secondo alcuni osservatori, la produzione di elettricità da eolico è stata insolitamente bassa.

Secondo il Financial Times, Mosca ha regolarmente onorato i suoi impegni sulle forniture. Ma se nei vari Paesi che gestiscono direttamente le loro scorte di gas (come l'Italia) i livelli sono a valori soddisfacenti, in vista della stagione invernale, dove le infrastrutture di stoccaggio sono invece gestite da gruppi russi i livelli sono insolitamente bassi.

Intanto diversi giganti statali cinesi stanno facendo incetta di contratti di gas liquefatto, apparentemente senza badare ai prezzi, manovra che non può che esacerbare ulteriormente i rincari.

Giovedì l'Opec+ tornerà a riunirsi in teleconferenza e al momento non sono attese variazioni rispetto al percorso precedentemente fissato. I pezzi del petrolio hanno chiuso la settimana non lontani dai massimi pluriennali, il barie di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord a 84,38 dollari, il West Texas intermediate a 83,57 dollari.

In questa complicata partita su energia, ripresa economica, emissioni e clima ieri, dalle riunioni di ministri di Finanze e Salute, che hanno preceduto il G20 dei leader, è giunto il monito del segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, secondo cui vi è il concreto rischio che la conferenza di Glasgow rischi di "mancare il bersaglio", e se "c'è ancora tempo" per evitare un fallimento bisogna però "agire adesso". La Conferenza dell'Onu sul clima ospitata dal Regno Unito si aprirà la prossima settimana e proseguirà fino al 12 novembre.

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