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Garanzia debito pubblico italiano nell’ambito del progetto CCF

Marco Cattaneo
 

Uno scambio di commenti con l’amico Paolo Canziani è utile a chiarire ulteriormente il contenuto di questo recente post.

L’emissione dei CCF incrementerà lo spread e i tassi d’interesse dei BTP, teme Paolo, perché i CCF assorbono una parte della “garanzia implicita” dei CCF: altrimenti detto, assorbono una parte dei flussi fiscali futuri.

E’ una preoccupazione comprensibile. Ma è infondata.

E’ infondata perché la garanzia implicita – ma anche esplicita – dei BTP è un’altra. E’ la capacità del sistema economico di generare crescita del PIL e del gettito fiscale, in misura tale da produrre una costante diminuzione del rapporto Maastricht Debt / PIL. Dove il Maastricht Debt – come da definizioni adottate nei trattati e nei regolamenti UE – è il debito che deve essere rimborsato cash, ed essere costantemente rifinanziato.

Immettere potere d’acquisto nel sistema economico mediante emissione di CCF produce una ripresa dell’economia e della competitività delle aziende, il che accresce il PIL, e anche il gettito fiscale lordo.

Partito il progetto CCF, ai fini della garanzia dei BTP e dei mercati che li sottoscrivono, tutto quello che lo Stato italiano deve fare è impegnarsi a far scendere costantemente il rapporto Maastricht Debt / PIL. Oggi i mercati constatano che questa diminuzione non si verifica, e temono quindi che ne possa conseguire, presto o tardi, un default o una ridenominazione (da euro a “nuove lire”) del Maastricht Debt italiano.

Il progetto CCF consente di azzerare questo rischio, grazie da un lato alla ripresa del PIL, dall’altro al fatto che l’immissione di potere d’acquisto supplementare nell’economia avverrà emettendo CCF, non ulteriore Maastricht Debt.

Quello che casomai potrà verificarsi è un eccesso di emissione dei CCF, tale da allungare (in pratica) i tempi per il loro utilizzo (via via che decorre il periodo di due anni, contemplato dal progetto, tra loro emissione e loro impiegabilità come sconti fiscali).

Quest’ultimo scenario comunque (1) è del tutto improbabile, dato il basso livello previsto per il rapporto CCF / gettito fiscale lordo, e (2) comporterebbe al massimo un deprezzamento di valore dei CCF, senza che venga meno la riduzione del rapporto Maastricht Debt / PIL: quella che interessa ai mercati.

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