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Gas naturale, qual è la situazione attuale in Europa e cosa si rischia

In settimana sono due i fatti legati al gas naturale in Europa che hanno segnato un cambio di passo, ma uno è stato messo in evidenza più dell’altro.

Partiamo da quello messo meno in evidenza, e cioè dall’autorizzazione data da parte della Commissione Europea a Portogallo e Spagna di mettere un price cap al prezzo del gas naturale a 40 euro al megawattora per un anno.

La seconda notizia ha riguardato lo stop alle forniture di gas russo a Polonia e Bulgaria. Ma in questo caso va aggiunto che la Polonia aveva da tempo ridotto gli approvvigionamenti lungo il gasdotto Yamal (quello russo) di svariate centinaia di miglia di metri cubi.

La Polonia ha richiesto più gas alla Norvegia, si sta agganciando al gasdotto della Lituania e da tempo ha puntato anche al gas naturale liquefatto (GNL).

La Bulgaria, invece, dipende dal gas russo per circa il 70% ed ha avvertito di avere scorte per un mese. Ma è anche vero che andiamo incontro all’estate e i consumi di gas si riducono.

Situazione scorte gas naturale in Europa

Mentre l’autorità europea per il gas si è sostanzialmente opposta al price cap sul gas naturale, la situazione del gas naturale in Europa ci viene “spiegata” meglio di tante parole e posizioni dalle riserve degli stoccaggi europei.

L’Italia, che ha il secondo più grande stoccaggio d’Europa, li ha pieni a non più del 35%; i primi sono i tedeschi ma hanno gli stoccaggi al 33%; quindi i Paesi Bassi con gli stoccaggi pieni solo al 25%, scrive Morningstar.

E quel che dovrebbe allarmare di più, e getta anche un’ombra, è il fatto che il maggior impianto di stoccaggio tedesco che si trova a Rehden, in Bassa Sassonia, e che si trova nelle mani della controllata di Gazprom, Astora GmbH, è praticamente vuoto da un anno addirittura.

Tenendo a parte la situazione del centro di stoccaggio di Rehden, nella maggior parte dei casi gli Stati hanno preferito intaccare le riserve piuttosto che comprare gas al prezzo spot, per via dell’alto aumento dei prezzi.

Cosa accade se la Russia chiude i rubinetti a tutti?

La Duma ha chiesto a Vladimir Putin, quasi aizzandolo, di non limitarsi a chiudere i rubinetti a Polonia e Bulgaria, ma a farlo a tutti i Paesi ostili, cioè a tutta l’Ue.

Se gli stoccaggi sono vuoti e le gare vanno deserte (vedasi l’Italia) è perché il prezzo è troppo alto e si prevede sarà più basso il prossimo inverno, e in questa situazione si rischia di restare senza gas proprio il prossimo inverno.

Gli approvvigionamenti aggiuntivi concordati con Africa e Medio Oriente anche dall’Italia, non arriveranno a pieno regime prima del 2023.

L’atto speculativo della Russia

Si è detto in un precedente articolo dedicato agli ETC sulle materie prime che questo strumento sta causando tanta speculazione sui prezzi del gas naturale, ma va aggiunto un altro “agente speculatore”.

Questo agente speculatore si chiama Russia. Come sottolinea Morningstar, il centro di stoccaggio di Rehden, di cui sopra, è sotto il 10% di riempimento già dall’estate 2021. Strano, perché gli stoccaggi si riempiono proprio in primavera ed estate di ogni anno.

Alcuni osservatori hanno affermato che tale comportamento da parte di Gazprom va considerato come un tentativo (riuscito) di alzare i prezzi del gas naturale.

Che Vladimir Putin, mentre pianificava la guerra in Ucraina nel corso del 2021, la pre finanziava con i soldi degli europei innalzandogli il prezzo del gas naturale? In più, tenendo ora nel ricatto energetico tutti con stoccaggi quasi vuoti e la volontà di chiudere i rubinetti.

This article was originally posted on FX Empire

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