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Gender pay gap. In Ue è al 14%, Aeroporto di Bologna l'ha quasi azzerato

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Aeroporto di Bologna G. Marconi (Photo: Aeroporto di Bologna G. Marconi)
Aeroporto di Bologna G. Marconi (Photo: Aeroporto di Bologna G. Marconi)

Anche se hanno studiato di più, le donne guadagnano meno degli uomini. In Europa il gender pay gap nelle aziende è in media del 14,1%. Ma c’è una realtà virtuosa in Italia in cui questa percentuale si ferma allo 0,7%. È Aeroporto di Bologna S.p.A., società di gestione dell’Aeroporto G. Marconi della città, quotata in Borsa, che, soprattutto nell’ultimo periodo, nonostante il duro colpo che la pandemia ha inferto al settore aereoportuale, ha adottato una strategia di sviluppo con una particolare attenzione alla gender inclusivity.

“Non voglio essere troppo modesto”, dice all’HuffPost l’Amministratore Delegato della società Nazareno Ventola, “ma per noi questo è stato un percorso naturale, riguarda il dare valore al contributo professionale delle persone, aldilà del genere”. Una frase che secondo lui “è ovvia, ma sappiamo che non è sempre così”, e chiarisce che “bisogna partire di certo da un’idea di cultura aziendale a cui far seguire però delle azioni concrete”. Al centro ci sono le persone, conferma, “e quello che portano all’azienda, si vede bene come il genere non incide in nessun modo su questo”. Nonostante la bassa percentuale però l’AD non si sente arrivato: “Occorre sempre provare a migliorare, il nostro obiettivo è azzerare del tutto il gap” ed esorta le aziende a tentare, “perché da qualsiasi percentuale si parte è possibile cominciare”.

Aeroporto di Bologna G. Marconi (Photo: Aeroporto di Bologna G. Marconi)
Aeroporto di Bologna G. Marconi (Photo: Aeroporto di Bologna G. Marconi)

Le politiche di gender inclusivity, assicura Ventola, “sono fondamentali per l’Aeroporto, in linea anche con l’Obiettivo 5 - Parità di Genere dell’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”. E i numeri confermano questo impegno: il 47% dell’organico del Marconi è rappresentato da donne. Anche nelle posizioni apicali (dirigenti e quadri): su 9 dirigenti, 3 sono donne (il 33%) e su 36 quadri, 16 sono donne (il 44%). La percentuale di presenza femminile nei Comitati del Management Board, come il Comitato Etico e di Anticorruzione e il Comitato di Sostenibilità, è pari al 69%. La divisione cargo dell’Hub emiliano inoltre vede una prevalente presenza femminile ad occuparsi dell’area del trasporto merci: su 15 dipendenti, 13 sono donne. I risultati ottenuti da questa divisione, complice anche la particolare congiuntura storico-economica causata dal Covid, hanno portato Aeroporto di Bologna, nel 2021, a diventare il terzo scalo italiano nel settore cargo.

Le medaglie che il Marconi ha guadagnato non sono finite. A settembre del 2020 è stato inserito tra le 200 aziende italiane nelle quali le donne lavorano meglio (secondo la classifica stilata dall’Istituto Tedesco Qualità e Finanza) e secondo la ricerca Italy’s Best Employers 2022 del centro studi Statista è per il secondo anno consecutivo il posto migliore in cui lavorare tra tutti gli aeroporti italiani e una delle 400 aziende migliori in Italia per welfare, clima aziendale e opportunità di crescita. “Per rendere concreta la nostra attenzione al welfare, per esempio, abbiamo attuato politiche per le famiglie mono-genitoriali”, spiega Ventola, “e puntiamo molto sui giovani, attraverso una formazione costante”.

Aeroporto di Bologna G. Marconi (Photo: Aeroporto di Bologna G. Marconi)
Aeroporto di Bologna G. Marconi (Photo: Aeroporto di Bologna G. Marconi)

Dall’esterno, dice Ventola “un aeroporto può essere un luogo che si conosce poco, si immagina un monolite polveroso, invece è una realtà articolata, dalla parte più operativa della gestone del flusso dei passeggeri a quella del decollo e dell’atterraggio degli aerei, fino alle attività tecniche infrastrutturali e a quelle commerciali”, legate sia ai negozi che aprono all’interno dell’aeroporto sia al traffico business, che per il Marconi rappresenta il 30% del flusso dei passeggeri. “Il successo di un aeroporto dipende molto anche dalla connettività territoriale via terra e dalla propensione al viaggio, che a sua volta dipende dal territorio in cui l’aeroporto si trova”, spiega facendo riferimento al traffico business. “Noi da questo punto di vista siamo in un’area fortunata, nella Regione c’è una vivace attività delle imprese”.

L’industria aeroportuale, “come tutte ma più di altre, ha la necessità di tenere alcune figure professionali sempre aggiornate”. Ventola fa l’esempio dei ruoli operativi, “questi hanno bisogno di una serie di certificazioni da rinnovare di continuo”. Per questo, racconta, “un anno prima della crisi Covid, abbiamo inaugurato un training centre, all’inizio per esigenze solo interne ma poi aperto anche alle altre aziende che collaborano con noi”. Ma la formazione è importante anche per i manager, ”solo così possiamo continuare a perseguire quella cultura aziendale, la nostra, che ci ha portato allo 0,7% e che ci spinge a migliorare”.

Seguendo questa tendenza Ventola è consapevole di essere una “grande e valida realtà” nella città di Bologna, “ma non siamo gli unici a offrire occupazione nel territorio”, dice. “Dobbiamo essere attrattivi, e pensiamo che dare valore al merito sia fondamentale da questo punto di vista, soprattutto per i più giovani”.

Sullo sfondo il settore aeroportuale sta vivendo, dall’inizio della pandemia, una crisi globale, dovuta alle restrizioni e al conseguente crollo dei passeggeri. Quando si chiede all’Amministratore Delegato del Marconi se si tornerà ai livelli pre-crisi, lui risponde con fiducia, dice di sì, ricordando anche l’ultimo contratto di finanziamento del Marconi con la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), fino a 90 milioni di euro per i piani di investimento e sviluppo dell’Aeroporto fino al 2027. Ma lascia spazio a un ultimo commento: “Il settore aeroportuale alla fine del mese di dicembre 2021 ha ricevuto dallo Stato indennizzi pari a 0 euro. Anche nei periodi più bui le infrastrutture sono rimaste in funzione. Noi abbiamo assicurato i voli, perché svogliamo un servizio pubblico, anche quando avevamo una settantina di passeggeri al giorno. Per avere un’idea si pensi che questa estate viaggiavamo a 25mila, e ancora non si è tornati a pieno regime”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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