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Generali, patto Del Vecchio-Caltagirone supera il 16% del capitale

·2 minuto per la lettura

Leonardo Del Vecchio continua lo shopping di azioni di Generali. L'imprenditore e presidente di Essilorluxottica attraverso la holding Delfin negli ultimi giorni ha acquistato 1,7 milioni di azioni, pari allo 0,1% circa del capitale, salendo al 6,618% della compagnia assicurativa. Il patto di consultazione siglato con Francesco Gaetano Caltagirone e Fondazione Crt supera il 16%, arrivando al 16,069% e avvicinandosi ancora al 17,22% dei diritti di voto detenuti da Mediobanca, in vista dell'assemblea degli azionisti di aprile chiamata a rinnovare il consiglio di amministrazione del Leone. Il patto fra Del Vecchio e Caltagirone chiede discontinuità alla guida della compagnia, mentre Mediobanca e De Agostini, che detiene una quota dell'1,4%, puntano alla riconferma del group ceo Philippe Donnet.

In un colloquio con il Corriere della Sera Del Vecchio, pur senza nominare Generali, ha spiegato che nella finanza italiana "dobbiamo iniziare ad abbattere i muri e a creare campioni prima nazionali e poi europei, per competere alla pari con i colossi internazionali. Serve un'ottica da imprenditori più che da finanzieri. I dividendi oggi spesso sono a scapito della crescita dimensionale delle aziende". Una critica, questa, mossa alla gestione di Donnet, generosa sul fronte della remunerazione dei soci ma accusata di portare scarsi risultati sulla crescita dimensionale. "Il mondo della finanza nazionale purtroppo è quello più fragile e in ritardo, protetto fino ad ora da regolamenti e relazioni forti che non potranno più garantirne la sopravvivenza".

Per l'imprenditore "per questo e per molte altre ragioni lo slogan 'piccolo è bello' non è solamente falso, ma diffonde una tranquillità illusoria che frena ogni urgenza di cambiamento". Secondo Del Vecchio, "abbiamo bisogno di scelte rivoluzionarie che scardinino tutti i vincoli che vengono dal passato" e "tutte le forze positive del Paese devono contribuire a costruire questo nuovo mondo, rinunciando a comode rendite di posizione".

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