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La generosità infinita

Pierluigi Gerbino
 

I mercati ieri si attendevano lo show finale di Draghi e la consegna della sua eredità alla signora Lagarde. E SuperMario non li ha delusi, predisponendo una gabbia di generosità entro cui la francese che andrà a succedergli si troverà costretta per molto tempo. Con i provvedimenti che ieri è riuscito a far approvare al Direttorio della sua BCE, senza neanche bisogno di votare, nella penultima riunione che ha presieduto, ha legato le mani per molto tempo a chi verrà dopo di lui, condizionandone le decisioni future, come il classico fantasma del castello.

Chi si attendeva una prova di generosità verso i mercati, di cui è stato sempre servitore, ha visto addirittura superate le sue aspettative. Tutto quel che si era immaginato che potesse adottare, è stato deciso, anche qualcosa di più.

Sintetizzo quel che sulla stampa specializzata oggi si può trovare spiegato nei dettagli:

  • Taglio del tasso sui depositi presso la BCE, portato da -0,4% a -0,5%.
  • Introduzione del Tiering, cioè la non applicazione  del tasso oltre un certo limite di deposito. Misura favorevole alle banche, per  non penalizzarne troppo la redditività.
  • Estensione delle durate e miglioramento delle condizioni per le aste di liquidità riservate alle banche che vogliono prestare alle imprese (TLTRO).
  • Reintroduzione del Quantitative Easing, cioè l’acquisto di bond sovrani e corporate direttamente sul mercato per 20 miliardi di euro al mese, a partire da Novembre e senza un limite di durata prefissato.
  • Fissazione di una regola (forward guidance) diversa dalla precedente per attuare la futura “normalizzazione”: la politica rimarrà accomodante fino a quando l’obiettivo di inflazione (circa il 2%) verrà raggiunto ed adeguatamente consolidato. Dati i precedenti, cioè che mai negli ultimi 10 anni la BCE ha raggiunto il suo obiettivo di inflazione, di fatto si è deliberato una sorta di generosità infinita.

E’ in particolare questo ultimo punto a superare le attese già enormi dei mercati, che possono continuare a salire grazie al soffio della BCE nella bolla speculativa in atto, e dei politici europei, specialmente quelli con le mani bucate, che ora potrebbero pensare ancor più di prima ad aumentare la spesa in deficit, data la gratuità del finanziamento, garantito dallo schiacciamento perenne dei rendimenti. E’ un ulteriore passo verso la Japanification del vecchio continente, spinto verso il medesimo destino di 30 anni di crescita bassa o assente, con la trasformazione delle banche in zombie tenuti in vita solo dal pompaggio monetario della banca centrale.

Del resto che cos’è l’invito fatto da Draghi in conferenza stampa ai politici (“i governi che possono”)  affinché prendano ora loro in mano la palla della crescita, perché, ha fatto capire implicitamente, la BCE non può continuare a fare supplenza?  Anche se, oggettivamente, è un invito alla Germania, l’unico paese in surplus di bilancio e con i parametri a posto, a spendere un po’ di più, perché può permetterselo, nella realtà c’è da scommettere che i tedeschi lo accetteranno solo in parte, come ha già ribadito la Merkel (“la politica dello zero deficit non cambia”), mentre diventerà un incentivo per tutti ad indebitarsi ulteriormente. Il governo italiano giallo-Roussou lo interpreterà come il via libera alle spese allegre nella prossima legge di bilancio.

Se almeno le politiche reiterate servissero a qualcosa per l’economia reale, si potrebbero anche festeggiare. Ma dopo 8 anni di mancati risultati ho il forte sospetto che se errare è umano, il perseverare diventi diabolico.

Gli effetti non si sono visti col QE da 80 miliardi, per quale motivo dovrebbero vedersi con quello da 20? Se la crescita è stata stagnante e l’inflazione schiacciata lontano dal 2% con i tassi a zero  da 5 anni non capisco come possa cambiare la situazione continuando all’infinito con la medesima medicina.

Anche perché gli effetti collaterali col tempo rischiano di diventare macigni. A breve queste politiche saranno imitate da tutte le altre banche centrali, per non subire la rivalutazione della loro moneta, ed in questo modo la guerra dei dazi rischia di accoppiarsi con una guerra valutaria, che Trump sta evocando da mesi.

Nel medio-lungo termine poi i risparmiatori smetteranno di investire e magari anche di risparmiare, a fronte di rendimenti negativi. I fondi pensione e le assicurazioni sulla vita, che basano lo loro prestazioni sui rendimenti dei capitali investiti, scopriranno di  non poterle più erogare. Le banche, con un margine di interesse ridotto a pochi decimi, collezioneranno perdite e licenzieranno il personale.

Sono problemi che i mercati finanziari oggi non si pongono, poiché per loro il lungo termine è di tre mesi. Poi, i gestori si sentono tutti più furbi degli altri, sicuri che avranno il tempo di passare il cerino acceso in mano altrui.

A me lo show di Draghi invece è sembrato come la scena di un film western, con il protagonista accerchiato, in procinto di sparare l’ultima cartuccia.

Ma non fateci caso. Io sono un gufo…

 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online