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A Genova nasce un B&B gestito da giovani con la sindrome di Down

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AGI -  "Questa è un'impresa, un'azienda in tutto e per tutto. Lo è dal business plan all'organizzazione del personale. Non è assistenza, ma un lavoro disegnato sulle caratteristiche dei ragazzi". Enrico Pedemonte è il papà di Giulia, una ragazza di 23 anni con sindrome di Down.

È proprio per lei che a settembre 2020, insieme alla moglie Silvia Stagno, questo signore genovese che - per sua stessa ammissione - non sapeva nulla di turismo, ha messo a punto un progetto ambizioso: una struttura ricettiva gestita da giovani con disabilità intellettiva.

Prima ancora di trovare il luogo adatto, Pedemonte ha fondato una cooperativa sociale, la "Compagnia della tartaruga", impegnata a creare opportunità di lavoro concrete per questi ragazzi. Dopodiché, nell'arco di un anno, il progetto del b&b ha preso forma in pieno centro città.

In un elegante palazzo di via Caffaro, la cooperativa ha infatti acquistato due immobili divenuti "La sosta della tartaruga": quattro ampie camere, con tanto di suite, per un totale di 16 posti letto, una sala comune per la colazione e un giardino pensile collegato direttamente al Belvedere di Spianata Castelletto, tra i più celebri punti panoramici di Genova.

"Non è facile trovare lavoro oggi, men che meno per questi ragazzi - spiega Pedemonte - Quindi con mia moglie abbiamo pensato di costruire un posto dove Giulia e i ragazzi come lei riuscissero a esprimere al meglio le loro caratteristiche, a non essere penalizzati dalle loro difficoltà. Che fosse anche un posto di lavoro duraturo nel tempo, perché molto spesso gli inserimenti lavorativi per i giovani con disabilità sono precari, senza alcuna continuità".

Ecco perché il b&b impiegherà, con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, 4 dei 7 giovani che stanno terminando il corso di formazione affiancati dalla Fondazione Cepim. A seguire, i giovani selezionati dovranno superare un tirocinio di 6 mesi, in collaborazione con il settore Collocamento Mirato di Regione Liguria.

"La struttura sarà aperta 7 giorni su 7, 365 giorni l'anno e verrà gestita da due squadre autonome con 3 persone: 1 caposquadra e i suoi 2 ragazzi disabili - spiega Pedemonte - La sfida è cercare di avere una struttura economicamente autosufficiente, con una forza lavoro composta al 60% da persone disabili. E credo sia una sfida possibile perché questo lavoro è stato disegnato attorno a loro".

Non a caso la "tartaruga" è il nome e il simbolo scelto per la cooperativa sociale e per il b&b: "Fare un lavoro dove la velocità diventa un elemento cruciale per il buon esito della prestazione, sarebbe stato fallimentare in partenza - osserva il papà del progetto - Mentre un posto turistico, dove una persona è in vacanza e ha ritmi più rilassati, può essere la soluzione lavorativa adeguata per i ragazzi".

La struttura sarà prenotabile a partire dal primo di giugno, sul sito lasostadellatartaruga.it. "Il progetto nasce in famiglia per far lavorare nostra figlia, ma oggettivamente, per soddisfare solo questa esigenza, avremmo potuto fare una cosa più semplice - sottolinea Pedemonte - Se l'abbiamo strutturata in questo modo, fondando una cooperativa sociale, cercando di mettere assieme un modello che potesse funzionare, è per poterla replicare altrove. A me piacerebbe andare in giro per il mondo ad aiutare altri ad aprire posti come questo".

Obiettivo del progetto è infatti dar vita ad attività lavorative che si autosostengano, dove i giovani disabili abbiano un ruolo produttivo il cui valore venga riconosciuto e remunerato. "Vorrei che l'ospite arrivasse qui, prenotando tramite un portale di viaggi, e che, andando via, lasciasse un commento dicendo 'bellissima struttura, a due passi dal centro, ottima colazione', senza nessun accenno al fatto che qui lavorano persone disabili" dice Pedemonte.

I ragazzi intanto, con la polo verde chiara della 'tartaruga', scalpitano: oltre a Giulia, intercettiamo Manuel, 23 anni, Cristina di 32 e Chiara, 31 anni che dichiara 'Ho imparato a condividere con i clienti il mio impegno. So che possiamo sbagliare, ma anche che possiamo rimediare. So anche - dice con il sorriso ampio - che sono emozionatissima". La speranza ora è che il "modello tartaruga" abbia successo e possa andare lontano. Piano, ma lontano.

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