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Germania argina i danni: crollo Pil 2020 (-5%) meno grave del 2009

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 14 gen. (askanews) - La Germania ha duramente accusato il contraccolpo della crisi pandemica, tuttavia è riuscita a contenere il calo del Pil 2020 ad un meno 5%, un crollo quindi inferiore a quello accusato nel 2009 (pari al meno 5,7%) nella recessione globale che seguì la crisi finanziaria del 2007-2008.

I dati sono stati riferiti da Destatis, l'agenzia federale di statistica tedesca, secondo cui la crisi ha pesantemente investito gli scambi commerciali con l'estero con un calo del 10,3% delle esportazioni e del 10,9% delle importazioni.

Il gigantesco manifatturiero tedesco ha segnato una contrazione del 10,4% e il mercato del lavoro ha subito la sua prima battuta d'arresto dopo 14 anni ininterrotti di crescita, assistendo ad un calo dell'1,1% in termini di occupati.

Ma appunto, in termini di Pil si è evitata una catastrofe che si sarebbe potuta verificare con quella che molti ritengono le peggiore crisi economica dal dopoguerra. E questo sia per la gestione della crisi, sia per le misure messe in campo da Berlino che hanno portato il secondo più ampio deficit di di bilancio dalla riunificazione.

Il disavanzo federale è stato di 158,2 miliardi di euro, pari al 4,8% del Pil. Secondo l'agenzia federale di statistica un valore più elevato si era verificato solo nel 1995, quando nel bilancio venne integrato un debito dell'agenzia ex Ddr Treuhand, responsabile della privatizzazione delle imprese statali.

Gli analisti di Ing rilevano che Destatis ha elaborato questa stima senza avere disponibili dati concreti su Dicembre e che apparentemente questo valore dovrebbe significare aver evitato una ricaduta in recessione nel IV trimestre. Ma l'andamento dei contagi e i nuovi lockdown, avvertono gli analisti della banca olandese, non fanno presagire un proseguimento della dinamica positiva a inizio 2021.