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Il Giappone in crisi punta sul mercato automobilistico europeo

L’economia giapponese va a rilento. Il primo ministro Yoshihiko Noda ha approvato nuove misure per stimolare la crescita per la seconda volta in un mese, per cercare di far riprendere il motore produttivo, in vista della prossime elezioni di dicembre.

I dati del Pil giapponese del terzo trimestre hanno rivelato un calo annuo dell’economia del 3.5 per cento. I motivi sono l’aumento della spesa pubblica e un forte calo delle esportazioni e dell’investimento delle imprese, dovuto in parte alla sorta di embargo dei prodotti nipponici in Cina. Il pericolo di recessione sta diventando sempre più grande, considerando che il Giappone potrebbe vedere ancora in diminuzione la crescita nel quarto trimestre. Il calo di esportazioni, inoltre, crea un forte disagio all’economia di Tokyo. Alla luce di queste considerazioni, quindi, RICS (Royal Institution of Chartered Surveyors) di recente ha corretto al ribasso le previsioni per il 2012 e 2013, rispettivamente all’1,6% e 1%.

Al di là dell’indebolimento della domanda interna, la questione che pesa fortemente sulla produttività del Sol Levante è la Cina. Le esportazioni sono scese molto di più in ottobre rispetto alle attese del mercato, in particolare le spedizioni verso Cina e Europa. La produzione industriale, inoltre, è calata di più rispetto alle attese (-4,1% mese su mese). Si tratta della contrazione mensile peggiore dal terremoto del marzo 2011.

Secondo i dati ufficiali, la spesa pubblica per le costruzioni a settembre ha mantenuto una crescita significativa. La spesa del settore pubblico è cresciuta del 10,6% anno su anno, mentre il settore privato ha visto una moderata contrazione dello 0,2%. Lo scenario economico ancora sfavorevole potrebbe intaccare la solidità dell’edilizia pubblica e indebolire la potenzialità di crescita del settore privato.

Intanto l’Europa avvia negoziati di libero scambio con il Giappone. Tokyo ha accolto con favore la decisione dei ministri del Commercio dell’Unione europea di dare mandato alla Commissione per l’avvio dei negoziati finalizzati a un accordo di libero cambio. Il Giappone ritiene l’accordo per la partnership economica (Epa) una “fonte di crescita economica” per entrambe le parti. Tokyo “prende con piacere atto” del fatto che nell’Ue è stato mandato alla Commissione di negoziare sull’Epa e “si è creato un contesto che porti all’avvio di negoziati con l’Ue”.

A non essere felici, però, sono i costruttori di auto europei, già scottati dall’esperienza della precedente intesa firmata da Bruxelles, quella con Seul. In poco più di un anno, la Kia, il principale produttore coreano di automobili, ha venduto 400mila vetture nel Vecchio Continente, contro le poche migliaia che gli europei sono riusciti a piazzare in Corea. Adesso secondo l’Acea, l’associazione dei costruttori europei presieduta da Sergio Marchionne, si rischia il bis. I costruttori hanno commissionato uno studio indipendente alla società di consulenza Deloitte per convincere Bruxelles a fermare l’accordo con i giapponesi. Secondo il rapporto il nuovo Free trade agreement (l’accordo di libero commercio) porterà ad avere 7mila e 800 auto in più esportate dall’Europa verso il Giappone, mentre sono 443mila le auto che faranno la strada inversa.

Insomma il mercato dell’auto è già in profonda crisi, e la minaccia di nuovi problemi ha messo in allarme i costruttori e i lavoratori del settore “sui quali l’impatto potrebbe essere significativo con delle perdite di posti lavoro stimate tra le 34mila e 500 e le 72mila e 760 unità”, si legge nel rapporto Deloitte. Di diverso avviso, ovviamente, Bruxelles che contesta il pessimismo dei costruttori. Secondo le stime della Commissione, l’accordo di libero scambio con il Giappone potrebbe valere per l’Europa 42 miliardi di auro all’anno e far guadagnare al Pil europeo uno 0,8% all’anno. L’export di Eurolandia verso il Sol Levante salirebbe del 32,7%, a fronte di un aumento del 23,5% di quello giapponese verso l’Europa.

Il Free trade agreement, insomma, per Bruxelles rappresenta un’opportunità che creerebbe addirittura 400mila posti di lavoro in più. Pare che siano le stesse posizioni in essere prima dell’accordo con la Corea. E come sono andate le cose, in questo caso, il settore auto motive lo sa benissimo.


Discesa da 3 a 5 barre
Qui di seguito tratteremo un pattern elaborato da Oliver Velez e Frank Capra, autori di Master Trader, che reputo uno tra i migliori libri tradotti in italiano sulle tecniche di trading...
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