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Giappone, inflazione al 2,1%: dato più alto da sette anni

Image from askanews web site
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Roma, 20 mag. (askanews) - L'inflazione in Giappone nel mese d'aprile è stata del 2,1 per cento, il dato più alto da sette anni a questa parte, superiore al target di stabilità dei prezzi fissato dalla banca centrale del 2 per cento.

Si tratta del dato peggiore da marzo 2015, quando fu innescata dall'aumento della tassa sui consumi dal 5 all'8 per cento. L'indice dei prezzi in Giappone non tiene conto degli alimentari freschi.

Il target del 2 per cento è l'obiettivo posto dal governatore della Banca del Giappone Haruhiko Kuroda a partire dal 2013, quando assunse il mandato e votò l'istituto d'emissione dello yen a una politica monetaria estremamente espansiva.

Kuroda sta mantenendo questo approccio nonostante diverse banche centrali, a partire dalla Federal Reserve Usa, abbiano iniziato a operare sui tassi per stringere sui cordoni della politica monetaria, in modo da contenere la pressione inflazionistica.

Dai segnali che arrivano dalla Banca del Giappone, anche il dato della core inflation diffuso oggi non dovrebbe far cambiare orientamento alla banca centrale, alla luce anche del fatto che il Pil giapponese non ha ancora raggiunto i livelli pre-pandemia.

A far crescere fortemente l'inflazione sono stati soprattutto i prezzi del'energia e delle materie prime, anche a causa dell'esplodere della guerra in Ucraina.

Inoltre anche la secca caduta dello yen rispetto al dollano nei mesi recenti ha contribuito a produrre prezzi più alti per i beni importati, mentre i lockdown rigidi per il Covid in Cina ha danneggiato le catene di approvvigionamento.

In controtendenza, però, hanno operato le tariffe telefoniche mobili, che dal mese scorso sono calate, facendo sì che la "core inflation" - l'inflazione depurata da prezzi degli alimentari freschi e dell'energia - sia stata dello 0,8 per cento.

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